4 pensieri su “Breve storia dell’accidentato percorso di un “liberal” italiano

  1. Ciao Stefano, se capisco bene, hai descritto il tuo cammino.
    Mi ha molto intrigato il tuo articolo, mi è piaciuto moltissimo.
    Ill mio percorso è stato un po’ diverso, ma parallelo, essendo nato nel 1952, ed avendo vissuto il ‘68 a Milano.

    Mi piacerebbe moltissimo chiacchierare con te, non solo incrociandoci su Twitter o qui.
    Il mio cellulare è 00 39 338 7993096.
    A presto, se ti andrà

  2. Stefano, ti chiedo gentilmente di girarmi la tua lettera e la mia risposta su wapp, così che possa condividerla con alcuni amici. Grazie. Nadia

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  3. Buongiorno Stefano, compagno non di viaggio ma di approdo. La mia famiglia non aveva tradizioni politiche. Mio papà, esercente di un bar di successo, ha sempre proclamato e praticato l\’astensione dal dichiararsi per non entrare in collisione con i vari tipi di clientela. Mia mamma si è sempre dichiarata liberale senza nemmeno sapere cosa fosse il partito liberale, ma perché riconosceva nel nome l\’aspirazione ad essere liberi. Durante tutto il mio percorso di elettrice nella prima repubblica, ho votato La Malfa e Spadolini senza sapere bene cosa rappresentassero, ma perché ne riconoscevo il valore personale. Presto delusa dalla incapacità e volgarità di Berlusconi, alle primarie del PD ho pagato con entusiasmo la mia quota di non iscritta per votare Veltroni. Poi ho creduto che Renzi ne raccogliesse l\’eredità. Credo che c\’abbia provato, ma è stato demolito anche lui dalla \”ditta\”. Ultimo approdo il PLD di Marattin. Credo in lui, nelle sue idee e nei suoi programmi. So di essere circoscritta in una bolla di (un)happy few, ma ho finalmente stabilito il mio ambito politico, confortata anche dall\’incontro di persone come te. Grazie. Nadia Mai

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