1 pensato su “Botti di Capodanno e cortocircuiti. Se la sinistra scambia la realtà per una metafora

  1. «Enrico Berlinguer non scese in piazza a cercare voti tra gli estremisti. (…) Fu una scelta di gravità istituzionale, di chi anteponeva la tenuta del Paese al decimale nei sondaggi.» Il punto centrale è tutto qui.
    Quello che sta accadendo alla sinistra oggi è, semplicemente, una deriva populista, che nasce dall’esigenza di recuperare voti (o like) davanti al crollo dei consensi, inesorabile quando un partito comincia a rappresentare solo chi vive in ZTL, magari mugugnando, ma tacendo per proteggere il proprio status.
    Vietato parlare di deriva populista perché, sempre secondo la sua stessa narrazione, “populismo” è per definizione solo di destra (come il fascismo del resto, mentre quella famosa realtà negata dice il contrario). Chi lo nega è “fascista”. Ma i fatti parlano chiaro: per far fronte all’emorragia dei voti (o dei like), invece di virare verso i problemi reali (legati ai fondamentali dell’economia e della società) si stringono alleanze con chi, fino a pochi anni fa, gridava “mai col PD!”, con un movimento talmente populista da essersi alleato persino con la Lega, pur di entrare nelle stanze dei bottoni. Non riuscendo a concepire una politica della qualità, si cerca la soluzione in una politica della quantità. Ormai il principale partito della sinistra rappresenta una borghesia che cerca voti ovunque, disperatamente: fra chi è ideologicamente convinto di vivere in un occidente patriarcale (e vorrebbe vederlo dominato da persone che le donne le tengono coperte da testa a piedi e segregate in casa); tra filorussi convinti che finalmente a Mosca ci sia qualcuno che può sconfiggere l’odiata NATO; tra piccolo-borghesi innamorati di ideali “green” (gente che può permettersi di non lavorare per trascorrere le proprie giornate in piazza a manifestare, o comuni cittadini che non hanno familiari licenziati da imprese dell’automotive), ecc.
    “Drogata” da vent’anni di antiberlusconismo – un ventennio nel quale la demonizzazione del nemico n. 1 ha disabituato alla dialettica e all’analisi (bastava professarsi anti-Berlusconi per avere una patente di legittimazione a sinistra, cosa accaduta anche a tanti intellettuali liberali), occultando la perdita di identità che, in realtà, si stava verificando sotto-traccia – la sinistra ha perso totalmente per strada i «valori solidi», «il lavoro, la sicurezza sociale, la famiglia come nucleo di solidarietà, il progresso reale». Senza recuperare questi ultimi come cuore della politica, la sinistra regalerà altri vent’anni di governo alla destra. Sempre che non arrivi il magistrato di turno a ricompensarla della giravolta compiuta in tema di separazione delle carriere, demolendo la premier o qualche figura centrale della coalizione dell’attuale governo (con accuse che, magari, dopo 15 anni si riveleranno infondate). Ma anche questo sarebbe un film di ennesima visione.

Rispondi

InOltre App

GRATIS
VISUALIZZA