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Fermi tutti. Il coté progressista scarica Bergoglio. La pesantissima messa in riga arriva, tra gli altri, da Carlo Verdelli su X. Il tono è quello inconfondibile, da maestrini con il ditino alzato e la penna rossa nell’altra mano, imprinting genetico di un ceto mediatico-accademico-politico da sempre autoinvestitosi della fatica di Sisifo di separare le acque del pensare bene e correttamente dal fiume limaccioso delle idee che non hanno diritto di cittadinanza. Un trattamento cui non può essere sottratto, anche se immaginiamo con quale rammarico per Verdelli, neppure l’inquilino di S. Marta, fin qui peraltro coccolatissimo da certi ambienti.
Ma quando si sbaglia, si sbaglia e il rigore morale, altro must imprescindibile del Giornalista Progressista Collettivo, non ammette favoritismi. Dunque, arriva con un tweet l’implacabile correzione del lacunoso compito consegnato da Francesco in occasione in occasione del viaggio tra Belgio e Lussemburgo:”La fallibilità del Papa. No, Santo Padre, i medici che permettono alle donne di abortire non sono dei sicari. Sono persone che applicano una legge italiana e consentono alle donne, a differenza di altri colleghi, di affrontare una scelta difficile ma garantita da un diritto”.
Prescindendo completamente dal merito della terribile questione, e superando l’irresistibile effetto comico prodotto dalla pretesa di Verdelli di bollare come espressione della fallibilità pontificia le affermazioni di Bergoglio che l’ex direttore di Repubblica non condivide nonché dal consueto provincialismo per cui si crede che un Papa parli sempre con riferimento all’Italia e alle sue leggi, qui interessa un’altra questione.
Verdelli evidentemente ignora, o molto più probabilmente finge di ignorare, che nelle parole del Pontefice non c’è nulla di nuovo.
Udienza generale di mercoledi 10 ottobre 2018:” Io vi domando: è giusto fare fuori una vita umana per risolvere un problema? E’giusto o no? E’giusto affittare un sicario per risolvere un problema? Non si può, non è giusto fare fuori un essere umano benchè piccolo per risolvere un problema. E’come affittare un sicario per risolvere un problema.” Affermazioni fotocopia il 25 maggio 2019 intervenendo al convegno “Yes to life”. Si potrebbe proseguire a ritroso, ma cambierebbero, al limite, solo le virgole.
Non ve lo ricordavate? Non è certo colpa vostra, è responsabilità di uno zelante sistema mediatico, di cui Verdelli è illustre rappresentante, fatto di pseudovaticanisti ridotti, salvo poche lodevoli eccezioni, a guardie svizzere mediatiche della “rivoluzione di Francesco” e preoccupato solo di nascondere qualsiasi elemento capace di offuscare la narrazione sul Papa “giusto”, progressista, qualsiasi cosa ciò significhi per un pontefice, il Papa che, se sbaglia, è per colpa della Curia cattiva, il Papa che piace alla gente che piace, ossia alle borghesie laiche e progressiste occidentali.
Certo, se quelle parole le avessero pronunciate Ratzinger o Wojtyla ve lo ricordereste distintamente perche’ quello stesso sistema li avrebbe impiccati per anni a quella frase. Ma del resto Benedetto XVI aveva anche altri “difetti”. Per dire, ancora cardinale e intervenendo ad un ricordo dei 60 anni del Dday, ebbe a dire che “un pacifismo assoluto”, che neghi al diritto l’uso di qualunque mezzo coercitivo, si risolverebbe in una capitolazione davanti all’iniquità, ne sanzionerebbe la presa del potere e abbandonerebbe il mondo al diktat della violenza”. Non solo, era un Papa che ancora aveva a cuore l’Occidente, tanto da preoccuparsi della sua attitudine ad odiarsi: “C’è qui un odio di sé dell’Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico; l’Occidente tenta sì, in maniera lodevole, di aprirsi pieno di comprensione a valori esterni, ma non ama più se stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro”.
Ecco, Bergoglio, invece, piace, o piaceva fino a ieri, proprio per le ragioni contrarie. Piace, il Papa “mezzo gesuita” (copyright by Giuliano Ferrara), perché trasuda di estraneità ed indomabile ostilità verso l’Occidente, perché sa rinfocolare come pochi i nostri sensi di colpa ed il nostro istinto di autoflagellazione. E’intriso di anticapitalismo, sembra accettare docilmente il dilagare della religione pagana ambientalista, lasciando alla penna di una notoria cheerleader putiniana come Jeffrey Sachs ampi passaggi della sua enciclica ecologista, si sforza, con gli slogan dell’“ospedale da campo” e della “Chiesa in uscita”, di rendere attraente e sufficientemente innocua la Chiesa, forse trascurando che nel passaggio da mediatrice del Sacro ad ong può spalancarsi il baratro dell’irrilevanza. Ma soprattutto, Bergoglio piace perché, separando il tema della pace da quello della giustizia e disconoscendo la superiorità dei sistemi democratici, squalifica come arrogante e guerrafondaia ogni ipotesi di resistenza all’Asse del Male che, da Kyiv al Medio Oriente, sfida l’Occidente. Chi può essere più popolare di un Papa che trasformi in obbligo morale la nostra vocazione all’appeasement e alla tutela del nostro quieto vivere?
Così Francesco, nonostante astrusi contorcimenti verbali e soprattutto nonostante gli orrori putiniani, riecheggia l’argomento da bar della Nato che abbaia, ci lascia sempre con il dubbio su chi provochi il martirio della “martoriata Ucraina” ( forse nelle scuole argentine non insegnavano il complemento d’agente) e alla fine non riesce a riconoscere il diritto degli ucraini a difendersi, ma è riuscito sostanzialmente a giustificare i tagliagole islamici che sterminarono la redazione di un libero giornale del detestato Occidente, Charlie Hebdo, dicendo:”se tu mi insulti la mamma io ti tiro un pugno“.
Allo stesso modo, non ha mai una parola per i giovani iraniani ammazzati a centinaia dalla polizia morale di quel regime, tesse le lodi del sistema cinese in cambio di poter ratificare la nomina di qualche vescovo scelto da Pechino, ma nel contempo fa precipitare al loro minimo storico i rapporti tra ebraismo e cattolicesimo sulla scorta di una falsa e partigiana simmetria, degna del peggior Guterres, che equipara Israele e i suoi nemici nella categoria onnicomprensiva del “terrorismo”.
Insomma, era perfetto papa Bergoglio. Poi, però, accade che “lo Spirito soffia dove vuole”, pure nella cabina di un aereo, e così accade che, nello stesso contesto in cui si era arruffianato un po’ tutti con quel “chi sono io per giudicare?”, Bergoglio evochi in sostanza l’unico “cessate il fuoco” che l’umanitarismo pacifinto e la pappa del cuore irenista non vogliono neppure laicamente discutere, quello verso i nascituri, e l’incantesimo progressista si rompe.
Ma si consoli, Santità: basterà tornare a toccare i tasti giusti e l’infallibilità tornerà a circonfondere le sue parole. Non avrà nulla a che vedere con quella di cui al noto dogma, ma non diciamolo a Verdelli & c. Lasciamoli al loro bizzarro laicismo che include il dare le pagelle ai Papi.
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