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Beati voi che avete le idee chiare sull’utero in affitto. Io non ne ho. Appartengo a quella schiera di confusi che, a furia di ascoltare motivazioni su tutti i fronti, non riesce a venirne a capo. Davvero, beati voi che avete le idee chiare. Io, per esempio, ogni volta che mi dicono che l’utero in affitto è una pratica da bandire, mi trovo d’accordo. Sì, perché come si può permettere che il corpo di una donna venga ridotto a un contenitore, come se fosse un oggetto da usare e poi gettare via? È inaccettabile, no? Ma subito dopo, mi sorge un altro pensiero: come non dare ragione a chi protesta dicendo che, ancora una volta, con la scusa di difenderle, le donne, qualcuno decide per loro cosa possono e cosa non possono fare con il proprio corpo?
E allora lì scatta il mio spirito ribelle. Quello che non sopporta il vittimismo e l’esasperata protettività verso le donne, come se avessero perennemente bisogno di una balia o di un avvocato. Insomma, per giusto o sbagliato che sia, non è anche vero che ognuno dovrebbe essere libero di fare quel che crede del proprio corpo? Oppure, in questo caso, dobbiamo tornare al punto di partenza e dire: “No, care donne, non potete scegliere davvero, perché c’è qualcuno che sa meglio di voi cosa è giusto”? Allora, aborto sì perché è la donna a dover decidere, ma maternità surrogata no, perché lo decide lo Stato. Oppure, aborto no perché vale la ragion di Stato, ma la maternità surrogata sì perché la libertà è un principio inviolabile. Ragion di stato o libertà del corpo di un individuo? Non ci sarà di fare un po’ di pace col cervello prima di leggiferare?
Beati voi che avete la risposta pronta.
Ma ovviamente non finisce qui. C’è tutta la questione dello sfruttamento, della povertà. Le donne che si prestano a questa pratica perché costrette da situazioni economiche disperate, per sfuggire alla miseria, che si trovano a vendere la loro gravidanza come l’unica via di fuga. E qui, lo ammetto, è impossibile non provare empatia. Certo che nessuna dovrebbe sentirsi obbligata a vendere il proprio corpo per sopravvivere, ma allora viene da chiedersi: basterebbero forse delle regole? Cosa succederebbe se anziché proibire, semplicemente regolassimo?
Dopotutto, la storia ci insegna che le donne vendono il proprio corpo da quando esiste il concetto di moneta di scambio. E che piaccia o meno, la prostituzione esiste e, per quanto sia scomodo dirlo, non sarà certo la proibizione a farla sparire. Anzi, forse è proprio lì il punto: bandire una cosa non la elimina, la spinge solo in angoli più bui, dove i pericoli aumentano e le donne sono ancora più vulnerabili. Sono sempre state le regole a proteggere, non le messe al bando.
Ma torniamo al punto. Beati voi che avete le idee così chiare nel dire che la maternità surrogata andrebbe bandita. Perché sì, anche io, nel profondo del cuore, non riesco proprio ad accettare l’idea che una donna possa essere usata solo per la sua capacità di portare a termine una gravidanza. È un’immagine che mi disturba. Ma poi mi chiedo: e se dovessimo mettere al bando tutto ciò che ci disturba? Non finiremmo per vivere in una specie di prigione morale, circondati da “cose giuste” e “cose sbagliate” non secondo principi reali, ma secondo le nostre percezioni personali?
D’altro canto, come faccio a non provare invidia anche per chi difende a spada tratta la maternità surrogata? Chi ci vede un atto di libertà individuale, chi sventola bandiere di autodeterminazione e diritti, dimenticando però i risvolti negativi, le ombre che si nascondono dietro queste pratiche.
E certo, mi viene da sorridere, o forse da storcere il naso, quando sento le destre bacchettone che non vogliono la maternità surrogata perché vedono minacciati i loro sacri valori di Dio, Patria e Famiglia. Perché, parliamoci chiaro, due gay con un figlio ‘surrogato’ sono proprio la loro definizione di apocalisse imminente. Ma storco il naso anche di fronte a chi mi dice che “tutti dovrebbero sempre poter fare come gli pare”. Scusatemi, ma a me più che uno Stato di diritto sembra un invito al caos, una specie di giungla in cui ognuno si muove secondo le proprie leggi personali.
Insomma, beati voi che avete le idee chiare. Io invece sono ancora qui, a farmi domande. E forse continuerò a farmele a lungo.
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Ben detto e ben scritto. E’ davvero assai difficile assumere una posizione netta.
Lei fa finta di essere contraria riportando giusto un paio delle opinioni anti GPA facilmente smentibili per poi fare una chiusa apertamente a favore della GPA. Almeno ammettere di essere a favore dico io. Il coraggio delle proprie opinioni.
Le suggerisco io alcune motivazioni anti gpa molto più valide:
-‘il corpo è mio’? E’ vietato vendere i propri organi. Anche in quel caso si potrebbe dire che il corpo è mio. Chi fa la GPA ne trae un danno incalcolabile in termini di salute, anche nelle gravidanze più rosee. Il danno si può tranquillamente equiparare al dare un pezzo di fegato, può andare bene come male.
-c’è un traffico di donne da paesi no-GPA a paesi si-GPA da usare come uteri. Ad esempio in grecia https://sarahjefford.com/surrogacy-and-human-trafficking-it-happened-here/ ma si hanno notizie anche in UK
-la GPA veramente solidale è super rara. Le donne ‘solidali’ in UK vengono pagate 20k pound. Per una indigente una cifra importante. Lei davvero crede che la gente accetti di portare figli per sconosciuti GRATIS? Ci sono agenzie di mediazione che lucrano sulla donna poveraccia che accetta la finta solidarietà, il giro di affari è immenso. La vera GPA solidale è quella verso fratelli o parenti di primo grado e sarei favorevole a regolamentare esclusivamente quella.
-si parla qui di aborto. Lo sa che molti contratti GPA vietano alla donna di abortire o al contrario obbligano la donna ad abortire se i ricchi compratori vogliono. Chi viola il contratto va incontro a penali salatissime. Altro che il corpo è mio. Il corpo è dei compratori.
-conosce le fattorie dell’utero in affitto in ucraina? Tante donne gravide stipate in uno stanzino ad aspettare che la merce sia pronta.
Farei finta di essere contraria per poi mostrarmi favorevole?
La mia posizione è riassunta nel titolo. Il fatto che invece di ragionare si accusi di “fare finta”, dimostra come siamo degenerati in tifoserie dove non è neanche più lecito esprimere confusione su un tema estremamente complesso.
Concordo con quello che lei ha scritto, comunque. Quelle pratiche sono inquietanti. Per me resta il dubbio: vietare o regolamentare per impedire pratiche non etiche?
Vietare può sembrare bello sulla carta, ma nella realtà invece i divieti agevolano le pessime pratiche. È sempre stato così
L’articolo non è completo e cita solo il ‘non voler vedere il corpo della donna come contenitore’ o ‘c’è troppo caos’ come motivazione contro senza citare motivazioni molto più valide. Le ho scritte io per dare il quadro completo a chi legge.
Regolamentare per impedire pratiche non etiche non vale in questo caso. GPA non è l’aborto. Non si fa con i ferri da calza o la stampella, servono macchinari specializzati e medici plurilaureati per cui la GPA fatta sottobanco nello scantinato non esiste.
Inoltre l’unica GPA etica è quella per parenti di primo grado, e chi non ha parenti di primo grado solidali andrà semplicemente in Ucraina perchè costa meno visto che mettono le donne nelle fattorie, e si troverà legittimato quanto quei 2 casi all’anno che lo hanno fatto in maniera etica.
Anche oggi tra l’altro molte coppie italiane preferiscono le fattorie ucraine semplicemente per il costo contenuto e non è che guardano chi è più o meno tutelato, è il capitalismo bellezza. Si tratta di italiani super etero tra l’altro visto che l’ucraina non accetta compratori gay.
Piuttosto che pensare a legittimare i 2 casi all’anno meglio lottare per cause molto più giuste quali:
-accesso a fecondazione assistita per donne lesbiche e donne single
-legittimare gli accordi tra un uomo gay e una donna lesbica che decidono di fare un figlio assieme e il figlio rimane di entrambi
-adozioni gay
-fecondazione assistita gratuita per i poveri con problemi di fertilità. Com’è ora solo i ricchi si riempiono le culle.