

My personal obsession was to make the band sound like nobody else… If we started working on a song and it sounded corny or something we’d heard before, I’d deliberately change it and take it somewhere else.
Daniel Ash
I consider my music to be non-fashion-orientated…not restricted by the time and the fashion and the musical environment of that particular year that it was released. It has a much longer, lasting effect.
Peter Murphy

Il punk ha avuto il merito di spazzar via il manierismo progressive, gli assoli lessi di tastiere ed i polpettoni di note, le stucchevoli suite di 20 minuti ormai indigeste anche ad un coccodrillo a digiuno, i pomposi riferimenti alla storia e le dolciastre fantasie fantascientifiche o neomedievali più potenti di un bottiglione di bromuro per i peggiori bollenti spiriti. Ci furono protagonisti dell’era progressive, come il sempre ottimo Robert Fripp, che lo compresero ben bene, affacciandosi sul nuovo con attenzione, rispetto ed ascolto; altri furono in breve tempo ricoverati nei reparti di geriatria per le opportune cure ed il giusto oblio. Naturalmente anche il buon Bowie non mancò l’appuntamento con un gruppetto di sciamannati: i Bauhaus, che amavano non a caso citarlo eseguendo la sua memorabile “Ziggy Stardust” o frequentando l’amico Brian Eno con la sua “Third Uncle”. Eno ha fatto pezzi assai energetici e non solo ambient music: provare per credere.
I quattro appassionati d’arte – Peter Murphy, Daniel Ash, David J e Kevin Haskins – hanno caratteri difficili, introversi e spesso scontrosi, trovando nella peculiare voce di Murphy e nella travolgente, rumorista e psichedelica chitarra di Ash due colonne portanti per un suono radicalmente innovativo. Il nome della band è preso dalla famosa scuola tedesca chiusa dai nazisti, richiama un’estetica estrema, espressionista, avanguardista e per niente incline al compromesso o alla consolazione. Qui urge rovesciare le tenebre sul pavimento del salotto e lasciar perdere le sei noiose mogli di Enrico VIII e affidarsi al Dio Pan…
L’energia del punk trova con i Bauhaus un canale estetico particolare, con richiami allo stile di Bowie e Marc Bolan di cui realizzano una bella cover di “Telegram Sam” e uno sguardo all’oscuro, alla morte e alla tragicità dell’esistenza. Tuttavia i Bauhaus declinano queste tematiche energicamente in un’esplosione visionaria e creativa assai potente, particolare e opportunamente distruttiva. Bowie li nota subito e vuole uno dei loro brani più belli per il celeberrimo “Miriam si sveglia a mezzanotte” dove impersona un vampiro in compagnia di una certa Catherine Deneuve. Il brano è dedicato al mitico attore ungherese Bela Lugosi che, intrappolato nel personaggio cinematografico di una vita, Dracula, confonde sempre più realtà e rappresentazione, anche per la dipendenza da morfina ed eroina. Correva l’anno 1979, ed i nostri erano come minimo “avanti” di 10 anni con un singolo che resta nella storia: “Bela Lugosi’s Dead”, un brano che ha ridefinito il concetto di gotico e oscurità nella musica rock come solo i Velvet Underground avevano fatto a fine anni 60.
Il fascino per il cinema espressionista muto, fatto di sguardi e gesti fa di Peter Murphy un performer che ha segnato per oltre una decade la musica d’avanguardia e indipendente, come fece appunto Lou Reed con i Velvet Underground. I Bauhaus spazzarono via con la loro furia espressiva il cascame di note del progressive, riportando linfa nuova sulla scena musicale. Amate i Muse e i Nine Inch Nails? Avete avuto il grunge ed i Nirvana? Marilyn Manson scuote le vostre notti insonni? Attenzione: dietro a molte di queste band c’è l’influenza diretta dei Bauhaus. Trent Reznor non a caso ha invitato Murphy a più riprese sul palco con i NIN e lo ha omaggiato anche con session “casalinghe” di cui vi proponiamo un estratto. Qui Reznor, Murphy, Atticus Ross e Jordie White sono alle prese con un classico come “Nightclubbing” e tornano Iggy Pop e David Bowie come numi protettori per questa cover tratta da “The Idiot” disco registrato e composto dai due nella Berlino allora spaccata in due dal muro.
La discografia dei Bauhaus dopo il singolo epocale “Bela Lugosi’s Dead” (1979), vede l’ottimo album “In the Flat Field” (1980), con tracce come “Dark Entries” e “Stigmata Martyr”, che consolidano il loro suono oscuro e teatrale, mentre “Mask” (1981) risulta più melodico ma sempre inquietante. “The Sky’s Gone Out” (1982) esplora atmosfere più sperimentali, ma ricche di tensione, mentre “Burning from the Inside” (1983) riflette le tensioni interne della band in brani drammatici e con Ash che sostituisce Murphy in qualche pezzo anticipando sonorità dei suoi progetti successivi. Ogni disco è un tassello che spinge oltre i confini del post-punk e definisce la cifra stilistica del gruppo.
Le performance live dei Bauhaus restano per le loro caratteristiche teatrali, intense e cinematografiche. Murphy, ispirato dai grandi del cinema muto e dell’espressionismo, si muoveva come una presenza inquietante e magnetica sul palco, mentre Ash e Haskins costruivano muri di suono spigoloso e dinamico. Ogni concerto era un’esperienza immersiva, capace di catturare il pubblico con luci ossessive, gesti drammatici e un’immediatezza rara nella scena punk/post-punk dell’epoca.
La musica oscura, abrasiva, esistenziale dei Bauhaus diede il via al fenomeno del dark, ma i nostri non furono mai fenomeno di maniera. Al primo puzzo di ripetitività si sciolsero, Murphy con una carriera solistica e Ash con i suoi Love and Rockets a raccogliere successi negli USA con un pop neopsichedelico. I Bauhaus sono stati una band assolutamente originale e seminale, aprendo con suono e testi ad un’energia primigenia che mancava in una musica rock imbolsita da tecnicismi, suite e neoclassicismi presuntuosetti. Come un gesto di Franco Fontana, i Bauhaus sono un taglio che svela l’oscurità oltre la superficie della tela, rapido, doloroso e poco conciliante.
Con i Joy Division, sono stati una band piena di slancio creativo, un fuoco radicato in un immaginario ancor oggi attuale. Il loro influsso è evidente in Marilyn Manson, Nine Inch Nails, Muse, Interpol, e molti altri. Nel 2008, i Bauhaus sono tornati per un nuovo disco, “Go Away White”, separandosi subito dopo. Un’opera secca, imperfetta, poco prodotta, per un disco non memorabile, ma un po’ della vecchia classe la ritroviamo tra echi morriconiani in tracce come “Black Stone Heart”. Cliccate qui per scoprire la playlist di (((RadioPianPiano))) con il meglio dei Bauhaus, come ogni venerdì buon ascolto.
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