4 pensieri su “Bangkok o della maleducazione scambiata per ribellione

  1. Io darei una lettura un po’ diversa: partendo dalla considerazione che le gite al liceo, ai miei tempi, erano per esempio a Bergamo (da Padova), mi viene da pensare che questi ragazzotti buzzurri e cafoni siano semplicemente troppo ricchi e troppo viziati. Anche le contestazioni, al liceo fine anni ’60 e all’università primi anni ’70, scioperi occupazioni manifestazioni ecc., erano prerogativa esclusiva o quasi dei figli di papà: noi figli di operai e di contadini avevano troppo da fare a finire gli studi per smettere di pesare sulle famiglie, per poterci permettere simili lussi. E, da quei ragazzotti ricchi e viziati che sono, sono mancati tutti quei salutari “no” che servono a imparare, tanto per cominciare, l’educazione e il rispetto.

  2. mah, cultura woke non saprei….nel 1990 ero a Pechino per studio, all’istituto di lingue. la scuola aveva preparato una serata all’Opera di Pechino, parte del programma didattico e anche momento di svago in una città che all’epoca offriva pochissimo divertimento.
    accadde che i pullman preparati per il viaggio fino all’opera non fossero sufficienti a trasportare tutti i partecipanti, e allora gli italiani (quell’anno molto numerosi, e quasi tutti provenienti da Roma Napoli e Venezia) “scesero in piazza” a protestare, chiedendo che l’istituto preparasse altri mezzi, e a chi era già a bordo di scendere per “solidarietà” con chi non aveva trovato posto, a Pechino, un anno dopo Tian An Men (e intanto pensavo uh, cheppalle, ma anche qui mi devo sucare i comitati studenteschi di lotta e resistenza?!?!)…..
    risultato? trasferta annullata, scuse del rettore e promessa di preparare il numero corretto di pullman per la settimana successiva. quando però ci fu il secondo tentativo, di italiani sui bus ce n’erano forse una decina, e molti mezzi rimasero vuoti….

    per dire che l’atteggiamento infantile delle piazze, dei giovani e anche di parecchi adulti italiani non è cosa nuova, e che la generale sciatteria, maleducazione e arroganza di parecchia gente, non limitata né rimproverata da nessuno negli ultimi decenni, non solo ha guastato diverse generazioni di italiani, che finiscono per comportarsi male anche all’estero perché lo trovano naturale e perché a casa nessuno glie lo impedisce, ma fanno sì che anche gli stranieri, vinta un’iniziale resistenza culturale, si lascino andare a comportamenti che al loro paese mai si sognerebbero di mettere in scena.

    le orribili e stupide scritte sui muri sono il pessimo e più pacchiano segno di generale inciviltà e maleducazione, travestita da antagonismo da due soldi.
    una volta almeno se ne leggevano di gustose, adesso sono proprio soltanto scarabocchi o slogan del tutto sconnessi con la vita normale degli italiani. e nessuno pensa a costringerli a cancellarle, che sarebbe il minimo per davvero.
    salvo poi multare i turisti che scrivono sui monumenti, in un tripudio di ipocrisia istituzionale e amministrativa

  3. Certamente si dovrebbe ripartire dagli asili. Però si dovrebbe garantire agli asili (e su su fino all\’università) personale didattico all\’altezza. Purtroppo questo personale è figlio delle stesse famiglie che hanno cresciuto i figli nella maleducazione. Come se ne esce? Nadia Mai

    Inviato da Outlook per Androidhttps://aka.ms/AAb9ysg ________________________________

  4. Articolo interessante ma non coraggioso. Manca l’affondo alla cultura woke che la sinistra sta inculcando nelle giovani generazioni che rappresentano il bacino del suo elettorato futuro.

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