

Avrete visto gli striscioni agitati nelle adunate antisemite dei giorni scorsi, gli striscioni che dicevano: “7 ottobre, giornata della resistenza”. Perché c’erano quegli slogan? Quegli slogan c’erano perché già l’anno scorso le folle antisemite ne strillavano di identici.
A Milano, per esempio, quando in una manifestazione “per la Palestina” si gridava – testuale – “il 7 ottobre ci ha insegnato cosa significa resistenza”. E cosa legittimava l’identico inno allo sterminio degli ebrei nelle manifestazioni di ieri e dell’altro ieri?
A legittimarlo era il fatto che quando un identico inno era gridato un anno fa nessuno ha detto nulla. Non c’è stato un segretario di partito, non c’è stato un direttore di giornale, non c’è stato un sindacalista, non c’è stato un conduttore televisivo, non c’è stato nessuno a condannare quel previo, identico slogan. Perché? Perché “Vabbè, sono casi isolati”.
Perché “Vabbè, in ogni manifestazione succedono cose del genere”.
Bugie, evidentemente. Menzogne. La denuncia di quegli strilli genocidiari è mancata perché l’antisemitismo è denunciato a livello teorico, e a patto che non lo si debba riconoscere nella pratica: perché riconoscerlo nella pratica significa condannare la società che l’ha generato.
Ma non denunciarli significa legittimarli: “Il 7 ottobre è resistenza” è stato già detto senza che nessuno abbia detto nulla per denunciarlo; e chi non ha detto nulla per denunciarlo è personalmente e direttamente responsabile della reiterazione di quello slogan.

Anche l’altro lo avrete visto tutti. Un giovane nazista, partecipante alla manifestazione di ieri, con un cartello che invitava a impiccare i “sionisti”. Perché c’era quel cartello? C’era perché già mesi addietro qualcuno aveva detto la stessa cosa, una nota antisemita secondo cui il sionismo è un delitto e i sionisti dovrebbero essere arrestati, con a fianco l’ex sindaco di Napoli, Luigi De Magistris, che le batteva le mani.
E non c’è stato un segretario di partito politico, non c’è stato un direttore di giornale, non c’è stato un sindacalista, non c’è stato un conduttore televisivo, non c’è stato nessuno a condannare quel previo, identico slogan. Il giovane nazista non avrebbe esposto quel cartello, o non con la stessa tranquillità, se avesse saputo che in questo Paese si paga per scrivere certe cose.
E invece lo ha esposto, nella garanzia di una piazza compiacente o comunque noncurante. Ma a tenere su quel cartello non ci sono solo le mani di quel giovane nazista. Ci sono le mani di quei segretari dei partiti politici, di quei direttori di giornale, di quei sindacalisti, di quei conduttori televisivi che già una volta hanno deciso di non dire nulla, di non fare nulla vedendo che un ex importante amministratore pubblico celebrava in applauso certe farneticazioni antisemite.
Potrei continuare a lungo con gli esempi. Quegli slogan neonazisti, quegli striscioni antisemiti non sono la macchia deplorevole su un tessuto complessivamente lindo della società italiana. Sono il frutto di quelle pregresse, mancate denunce. E sono il frutto dell’atteggiamento dei tanti che in precaria buona fede invitano a non fare “di ogni erba un fascio”, i tanti che “non è tutto antisemitismo”, i tanti che “se tutto è antisemitismo, nulla è antisemitismo”, eccetera.
E occorrerà occuparsi anche di questi; occorrerà capire da cosa sia profondamente motivato questo loro atteggiamento: se sia davvero motivato da cure per l’esattezza terminologica (“ma suvvia, non sono mica tutti antisemiti”), o se invece provino orrore e si voltino dall’altra parte, e non riconoscano il mostro perché temono di riconoscervisi. Perché temono, non sapendo come risolvere la cosa, che la cosa implichi anche loro.
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Paradossalmente, oggi certi partiti di estrema destra non solo in Italia sostengono Israele e il sionismo. O magari è solo opportunismo in ottica elettorale per contrastare le opposizioni, non è certo. Mentre l’estrema sinistra e in qualche caso anche quella non così tanto estrema a prima vista, si rende complice col silenzio dell’odio antisemita giustificando il terrore nei confronti di ebrei e cittadini israeliani.
E’ una situazione paradossale, perché come sappiamo dalla Storia, l’élite palestinese del tempo non nascondeva interesse e simpatie per le soluzioni adottate dai nazisti prima e durante la Seconda Guerra Mondiale. E sappiamo anche che i leader palestinesi di oggi non si curano molto di diritti civili nei confronti di minoranze e oppositori, di democrazia, elezioni libere, ecc.
Quindi, che cosa fa accomunare le scelte della sinistra italiana e non solo con quelle di Hamas e i palestinesi? Il solo fatto che Israele è sostenuto dagli americani e quindi il solito odio per il capitalismo e l’occidente?
L’inganno della guerra e del terrore continui mascherato da presunta resistenza esistenziale contro, secondo costoro, “l’oppressore colonialista”?
Serve chiarezza dagli interessati, perché giocare col fuoco per qualche voto ti porta a dover affrontare qualcosa che diventa poi ingestibile e molto pericoloso.