Il fine giustifica i mezzi o dipende dal Conto(e) finale?
Il risultato delle ultime amministrative in Sardegna ha scatenato, in ogni schieramento politico, feroci dibattiti e discussioni sul come leggere gli stessi e sul tipo di influenza che possono avere nelle politiche e nelle azioni dei partiti nel breve termine.
Il primo elemento che personalmente posso cogliere è che nella migliore delle ipotesi si possa solo definire come “caos applicato”. La coalizione che fa riferimento in qualche modo al governo perde, e questo sicuramente va vista come una vittoria dell’opposizione, ma consolidando il totale dei voti ne prende comunque più del vincitore. La vincitrice delle urne poi, non è tale nella misura in cui il suo riferimento politico è un movimento che non rappresenta la componente maggioritaria della coalizione.
Quest’ultimo malgrado la proclamata vittoria non migliora di fatto il risultato delle precedenti amministrative, un dato molto al di sotto della media nazionale. Infine, giusto per aggiungere un altro pò di pepe alla zuppa, il dato dei non votanti è altamente drammatico.
Tutto ciò mentre incombono le elezioni europee ed a brevissimo una ulteriore tornata amministrativa che potrebbe (forse) dare elementi per rispondere alle domande insolute che la Sardegna ha lasciato sul tavolo.
La prima che mi pongo è se la vittoria sia reale, o se non sia invece un boomerang, e di conseguenza se questa linea politica abbia un senso nel suo insieme per obiettivi e percorribilità.
La mia analisi è che no, non è una vittoria reale per un gran numero di motivazioni che vedo e di dubbi che permangono. Il primo punto in assoluto è che se si vuole parlare di vittoria è stata una vittora del “contro” e non una vittoria di programma. Si è votato “contro” uno schieramento che ha amministrato sempre peggio la Regione, cosa che di per sè era già un motivo sufficiente, e si è vestito il voto “contro” con uno strato di valutazione politica rispetto al governo ed alla deriva fascista dello stesso, con una nuova release del voto visto come male minore.
In vari articoli, post, social, malgrado interessantissimi e civili scambi sull’argomento non si trova una riga o quasi su programmi, progetti, idee, ma unicamente continui rimandi alla dicotomia destra/nodestra che nelle idee della sinistra dovrebbe da sola essere la base della linea politica per un recupero delle posizioni perse. MA, di voti “contro” l’Italia ne ha visti tantissimi con altrettanti fallimenti nel medio termine, fallimenti drammatici come quelli proprio dei governi Conte che hanno spalancato l’abisso di un debito pubblico senza precedenti e la bomba ad orologeria del superbonus che continua a ticchettare.
Basare un programma sul “contro” è di per sè una follia, perchè qualunque ipotesi di attività si ponga come alternativa ci si sta raffrontando ad un elemento fisso scelto dalla controparte contro la quale si vuole agire. Non si sta, sostanzialmente agendo, si sta reagendo ad uno stimolo. Si vizia nella forma in partenza il progetto in quanto non nasce da un disegno organico, ma da tanti frammenti di singole reazioni sotto stimolazioni provenienti dall’oppositore. Elemento che assume poi anche caratteristiche grottesche laddove uno degli elementi che si contestano alla controparte è proprio la frammentazione, casualità ed irrazionalità delle attività e delle azioni, grottesco perchè ricalcare un modello irrazionale potrà solo portare ad un altro modello irrazionale.
E d’altra parte questo elemento compare già nell’attuale proposta politica relativamente alle posizioni delle varie anime che lo compongono. Fra le prima dichiarazioni ufficiali della neoeletta i sardi c’entrano nulla, ma riparte il mantra delle armi all’Ukraina come ostacolo per la pacieh in apparente contrapposizione con il riferimento principale la cui posizione dovrebbe essere differente. Dovrebbe perchè qui, in termini di ambiguità, siamo molto ma molto lontano dall’avere un messaggio chiaro, a partire dal fatto stesso che si sia scelto l’avvicinamento a forze politiche che manifestano in modo evidente e continuo questa posizione senza nemmeno fingere come altre forze anche presenti nella maggioranza.
Certo, si può dire che ogni coalizione ha differenti anime e punti di vista, ma l’obiezione non arriva nemmeno ad iniziare a convincermi, perchè in questo caos indifferenziato ci sono estremi inconciliabili se le dichiarazioni corrispondono tornando sull’ambiguità del primo partito della coalizione, realmente alle intenzioni. Non aiuta minimamente il fatto che non si è mai vista una dissociazione netta o volendo anche una parziale smentita, sempre e solo il silenzio assoluto.
Si può anche dire che tutto sommato forse esagero nel peso di un singolo elemento all’interno di un progetto, ma anche qui la risposta non mi convince affatto. In primis, perchè come detto sopra non vedo il progetto, vedo una reazione contro l’attuale maggioranza ma senza alcuna reale base programmatica. Secondo, perchè la prospettiva di una guerra estesa legata all’eventuale infausto esito in Ukraina non mi sembra un elemento secondario, fatta eccezione per coloro che quell’evento possono, quale che siano le motivazioni, considerarlo auspicabile. A meno che segretamente non lo si condivida, e torniamo sempre all’elemento di ambiguità. Terzo, perchè non è un disaccordo su sfumature o metodologie legate ad un percorso comune con un obiettivo condiviso, si tratta di un elemento portante della narrazione politica di ambedue che, ricordo, dovrebbe essere opposto.
Infine, l’ultima risposta che ho letto e che ritengo la più assurda di tutte, è che si “dialogherà”, si stabiliranno degli obiettivi ed un programma, si arriverà ad un accordo. Si dovrebbe arrivare ad un accordo con un movimento non politico e quindi senza alcun riferimento ideologico alla base, che non ha ad oggi rispettato alcun accordo, che ha cambiato linee e posizioni (tranne quella sulla guerra) con la stessa frequenza dei pedalini al mattino, che ha fatto dell’ignoranza il suo cavallo di battaglia e via così.
Ed ecco il boomerang in agguato, la concatenazione di eventi che ha permesso una enorme vittoria di meno di 2000 voti, è il primo segno di una inversione di tendenza dell’elettorato, o sarà invece il motore per uno scenario differente che potrebbe vedere i loro elettori non sottomessi ad uno scenario quasi a senso unico rifiutare la logica del “contro”?
Si percorre l’illusione del dialogo verso chi non ha alcuna intenzione reale di dialogare, il buonismo di pensare che l’interlocutore sia sempre e comunque affidabile e ragionevole, la speranza che i problemi si risolveranno per il meglio.
A Napoli si dice “chi di speranza vive, disperato muore”.
Attendendo il conto di Conte.
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Non vorrei mancare di rispetto a questo lavoro di analisi di cui seguendo la logica arriverei anch’io alle stesse conclusioni ma non potendo dilungarmi altrettanto accenno il mio dissenso.
L’operazione della Sardegna non va vista come foriera di chi sa cosa perché è un’operazione strumentale a disgregare il campo avversario afflitto da contraddizioni non meno di quello opposto. Non impatta le scelte future a livello nazionale né le forgia. È un operazione tattica di successo su molti fronti. Oltre che la disgregazione nel campo della destra porta la fine tecnico politica di un equivoco enorme cioè il Terzo Polo che non a caso il Foglio ragonta sotto la rubrica il Terzo Pollo, porta gli elettori PD e M5S ad avere maggiore fiducia l’un l’altro e quindi crea le premesse per unirli magari svuotando il M5S a vantaggio del PD al punto da far finalmente morire il nulla politico di cui è fatto il M5S. L’idea che i voti arrivino al PD o ad una qualsiasi forza politica senza aver sedotto prima quell’elettorato confligge con il dato di realtà ed è non utopistico è distopico come da ultimo qualifico quest’analisi: distopica.