

Votare è un diritto e un dovere – lo si dice spesso – ma è anche, e soprattutto, un’occasione di nascita, di ripartenza, di manifestazione di sé.
Votare è un’attività che mette a nudo il pensiero, interrogandolo nel profondo, provocandolo circa le convinzioni e gli orientamenti più radicati, tanto di metodo quanto di contenuto.
Un gesto storico, individuale e comunitario, compiuto nel presente, carico di conseguenze future: speranze e desideri che chiedono un corpo, un segno, il coraggio di esprimere una scelta.
Votare è un atto profondamente umano, vero e terribile, rischioso e potente.
Il rammarico, pertanto, di fronte a un astensionismo intorno al 40%, indipendentemente dall’esito del quesito referendario, non dovrebbe essere taciuto o mitigato.
Parlare di un’eccellente partecipazione al voto significa, più o meno consapevolmente, rassegnarsi al disimpegno di una parte dell’elettorato, profondamente indifferente e apatica a qualsiasi stimolo, riflessione o ragione.
Una logica al ribasso, un giudizio benevolo difficilmente comprensibile.
Lo spirito democratico necessita di essere continuamente alimentato e rafforzato, mediante il dibattito, il confronto, l’azione e la volontà, pur non nascondendo i limiti e le fragilità esistenti.
La tentazione di normalizzare una progressiva disaffezione nei confronti del voto minaccia la qualità dell’esistenza di tutti, abbracciando derive pericolose, quali l’autoritarismo e il giustizialismo, sacrificando la libertà in nome di un nichilismo etico e civile privo di orizzonti e valori.

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Il dato che mi pare più interessante a proposito dell’astensionismo in questo referendum, ma anche in altri, è che i pochi che vanno a votare in più rispetto alle elezioni politiche appartengono a gruppi abbastanza ideologizzati. La grande massa degli indefferenti, dei qualunquisti o dei rassegnati non ci torna.
Sì, ok, però. Referendum sul nucleare: riguardava la costruzione di nuove centrali nucleari, e invece poi ne hanno approfittato per smantellare quelle (pochissime) esistenti. Referendum sulle trivellazioni: riguardava l’eventualità di nuove trivellazioni e invece poi ne hanno approfittato per fermare quelle esistenti. Parlamento europeo: la VDL, dopo la sua disastrosa conduzione, era stata sonoramente bocciata dal voto, ma per via dei giochetti interni ce la ritroviamo ancora lì. Gli italiani votano a maggioranza un partito e una persona, e i nostri padroni dichiarano: “Staremo a vedere. In ogni caso abbiamo i mezzi”; e la persona in questione si ritrova sostanzialmente con le mani legate e non è in grado di fare quasi niente di ciò che si era impegnata a fare e per cui era stata votata. Se uno a questo punto dice “ma io cosa diavolo voto a fare?” possiamo dargli tutti i torti?