Salve, inoltràti!
L’amico Vladislav Maistrouk ci manda un suo contributo, che pubblichiamo più che volentieri: riguarda tutte le pecore che vorrebbero rimanere tali fino all’ultimo secondo prima di vedere lo scintillio delle zanne dei lupi.
Buona lettura!
Qualche settimana prima che avvenisse il bombardamento dell’ospedale pediatrico di Kyiv, prima dell’attentato a Trump, agli ucraini è stato chiesto: vale la pena prendere in considerazione le pretese di putin per finire la guerra? Oltre l’80% ha risposto che non è disposta ad una pace mutilata, ossia dare ai russi cinque regioni (Donetsk, Luhansk, Zaporizhya, Kherson, Crimea). Questo è ciò che dimostra il rilevamento sociologico svolto dal Centro Razumkov a fine giugno.
Nonostante questa intransigenza, la mobilitazione è stata uno dei punti deboli della resistenza ucraina.
È dopo la prima onda di 300-400 mila volontari che sono iniziati i problemi, che al terzo anno di una guerra a larga scala sono sfociati anche in alcuni episodi di violenza contro i militari da parte di civili ed episodi di abuso di potere da parte dei militari nei confronti delle future reclute. Fatto sta che il 46% degli ucraini interpellati non ritiene vergognoso essere renitenti alla leva. La collega Inna Vedernikova, sulle pagine di “Dzerkalo tyzhnya”, ha colto un altro paradosso: “I residenti della parte occidentale dell’Ucraina, in particolare, dimostrano una netta dualità: da un lato, alte aspettative per i risultati della fine della guerra e, dall’altro, la loro mancanza di volontà nel trasformare queste aspettative in realtà”. Questi risultati contrastano per altro con l’idea che gli ucraini avevano di sé, ossia che gli abitanti della riva orientale del Dnipro siano meno patriottici di quelli che vivono nella parte occidentale del paese.
Mentre i sociologi ponevano le loro domande, io mi trovavo in Transcarpazia. È stata la prima settimana in più di due anni in cui non ho sentito allarmi aerei e non avevo obblighi di coprifuoco. Non posso dire che lì non sentano la guerra: i centri di Mukachevo ed Uzhgorod sono pieni di lapidi coi volti dei loro cittadini caduti al fronte. Per le strade ho visto non pochi militari e veterani in carrozzina, o con protesi. Ma il pericolo è comunque sentito lontano, come un eco. In questi 10 anni di guerra ho notato che la paura e la rabbia, non i sentimenti nobili, sono i più potenti fattori che muovono la società in periodi di crisi e la fanno agire come un unico organismo.
... Grace volse lo sguardo sui volti spaventati dietro le finestre che seguivano ogni suo passo e si vergognò di aver in parte inflitto quella paura. Come poteva odiarli per ciò che in fondo era la loro debolezza? Probabilmente anche lei avrebbe fatto cose come quelle che aveva subito se avesse vissuto in una di queste case, tanto per valutarli con il loro metro come diceva suo padre. (cit. Dogville, 2003, Lars von Trier)
Dopo l’attacco missilistico contro l’ospedale pediatrico di Kyiv, a Washington si e’ svolto il 75esimo summit NATO. Credo che le parole espresse dal rappresentante ucraino presso l’Alleanza Atlantica, Egor Chernev (un deputato ucraino che ha fatto molto in questi anni per convincere i partner occidentali a sostenere militarmente l’Ucraina), siano il riassunto dei sentimenti di molti miei connazionali:
“Strategicamente parlando, le nostre prospettive di adesione sembrano essere in un circolo vizioso (…) a Washington, ci è stato detto che l’Ucraina diventerà membro della NATO quando le condizioni di sicurezza lo consentiranno. (…) Ma il problema è che, per vari motivi, oggi l’Occidente non impone sanzioni davvero efficaci alla russia e non ci fornisce armi sufficienti per vincere. (…) E questo, a sua volta, significa che le condizioni di sicurezza necessarie per il nostro ingresso non sono soddisfatte.”
Sempre più ucraini si sentono frustrati: la NATO ci sbatte la porta in faccia dal 2008, sempre meno ucraini credono che gli occidentali siano capaci di adempiere agli accordi di sicurezza collettiva. Tant’è che oltre il 20% degli intervistati dal Centro Razumkov si sono dichiarati pronti a rinunciare alla NATO, e di imprimere (di nuovo) nella Costituzione ucraina lo status neutrale del paese, in cambio della pace. Altri 20% non hanno espresso indifferenza sulla NATO. Personalmente, credo che senza la NATO, solo il riarmo nucleare sia un’alternativa affidabile contro future aggressioni.
* … se all'arrivo i gangster non le avessero sparato, avrebbe dovuto prendere in considerazione il suggerimento di suo padre di tornare, di entrare in combutta con lui e con la sua banda di criminali. E non aveva bisogno di una passeggiata per decidere la sua risposta, anche se la differenza tra la gente che conosceva a casa e la gente che aveva incontrato a Dogville si era dimostrata più sottile di quanto si aspettasse… (cit. Dogville, 2003, Lars von Trier)
Nonostante le tante bancarotte, conti aperti con la giustizia, il tentativo di colpo di stato da parte dei suoi sostenitori dopo la sconfitta alle elezioni del 2020, Trump pare predestinato a diventare il 47esimo presidente degli Stati Uniti. Predestinato anche perché pochi presidenti – o candidati – sono sopravvissuti allo sparo di un cecchino. Il che, agli occhi dei “MAGA”, è quasi un’espressione della volontà divina.
All’indomani dell’attentato, Trump ha presentato il suo candidato alla vice presidenza – J. D. Vance. Il giovane politico statunitense esprime idee che molti critici definiscono razziste, considera l’immigrazione il problema più grande, gli piace putin, è contro gli aiuti militari all’Ucraina, non vuole l’Ucraina nella NATO e non gli interessa cosa accadrà all’Ucraina in un modo o nell’altro.
Trump aveva promesso di far cessare la guerra in 24 ore, una volta eletto. Che se ne sappia, il suo piano non è stato discusso con il governo ucraino. Quanti chilometri quadrati della nostra terra e, soprattutto, quante centinaia di migliaia di ucraini è disposto a concedere il candidato alla presidenza americana al presidente russo non lo sappiamo. Ma sappiamo che la maggioranza assoluta degli ucraini, nonché il nostro governo, sono contro una pace mutilata. Non dare armi all’Ucraina, come dimostrano i 6 mesi di standby degli aiuti statunitensi, ha solo aumentato il numero delle vittime fra i civili ed i soldati, fatto crescere gli appetiti russi e convinto il cremlino che l’Occidente è rammollito.
Secondo Trump, l’America non rischia più di tanto perché “c’è un oceano a separarci”, ma l’Europa ha tutto il motivo per essere molto preoccupata. Una pace mutilata, senza reali garanzie di sicurezza, non porterà investimenti occidentali in Ucraina per ricostruire il paese. Gli ucraini possono risolvere il problema della mobilitazione, che negli ultimi mesi va molto meglio. Ma senza il sostegno economico e bellico occidentale non ci sono possibilità di combattere contro l’esercito russo, se non come partigiani.
Ed allora saranno gli ucraini, a milioni, a lasciare le loro città e muoversi verso l’Unione Europea. Gli ucraini rimasti in patria verranno col tempo sottomessi ed assorbiti dalla russia. La cosa ancor più triste, è che non pochi ucraini saranno nelle file della nuova armata russa, pronti a vendicarsi del tradimento subito, o comunque usati dal Cremlino per espandere il proprio impero, come è già successo nei secoli passati.
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