

Di fronte alle tre principali ideologie totalizzanti che hanno segnato la storia contemporanea, plasmando conflitti, società e visioni del mondo, occorre chiedersi in che misura i loro reali obiettivi possano essere assimilabili.
La tesi di questo articolo è la seguente: se il fascismo si distingue per il suo pragmatismo brutale, volto a soggiogare e sfruttare senza necessariamente cercare la conversione ideologica, comunismo e islamismo radicale, pur diversi nei contenuti, condividono una natura millenaristica, che richiede l’adesione totale alla loro verità rivelata, escludendo ogni possibilità di coesistenza con il dissenso.
Al fascismo non interessa convertire: gli basta soggiogare e sfruttare.
Nella sua essenza, il fascismo – in quanto sistema di dominio che richiede essenzialmente obbedienza e sottomissione – ha dimostrato, anche nella sua declinazione più criminogena, quella nazionalsocialista, di poter prescindere dal proselitismo. La sua forza risiede nella capacità di sfruttare le masse, riducendole a strumenti per il mantenimento del potere.
A differenza di altre ideologie, il fascismo non ha una visione escatologica complessa né elabora una promessa di redenzione universale. Il suo obiettivo è il controllo, spesso incarnato nella figura del leader carismatico, che diventa il fulcro di un sistema autoritario o totalitario, a seconda dei casi.
Questa caratteristica lo rende, in un certo senso, meno ideologicamente rigido rispetto a comunismo e islamismo. La dottrina fascista non pretende un’adesione interiore profonda, ma si accontenta di un’obbedienza esteriore, spesso ottenuta attraverso la coercizione, la paura e la repressione. L’individuo non deve credere nel fascismo, ma piuttosto agire come se ci credesse, o semplicemente astenersi dall’agire in senso contrario.
È il pragmatismo che ha permesso ai regimi fascisti di adattarsi a contesti diversi – come l’Italia di Mussolini, la Spagna franchista o la Germania nazista – dove l’ideologia si modellava sulle specificità nazionali senza perdere la sua natura autoritaria.
Allo stesso tempo, la mancanza di una verità rivelata universale rende il fascismo vulnerabile nel lungo termine. Senza una narrazione trascendente che prometta un futuro utopico, il fascismo si logora rapidamente quando il potere che lo sostiene vacilla. La sua dipendenza dal leader e dalla coercizione lo rende meno resiliente rispetto a ideologie che, come comunismo e islamismo, si fondano su una fede ideologica o religiosa.
Il Reich millenario era più un riferimento al Sacro Romano Impero che una dottrina: Hitler ambiva a un’Europa dominata dai nazisti, ma non necessariamente a un’Europa di nazisti.
L’Islam e il comunismo perseguono l’adesione ideologica delle vittime. Entrambe sono religioni millenaristiche, incapaci di concepire qualsiasi coesistenza con il nemico.
Comunismo e islamismo radicale condividono una natura millenaristica, ovvero l’idea che il corso della storia culminerà in un’età finale di giustizia e perfezione, riservata esclusivamente ai fedeli. Entrambe le ideologie si considerano portatrici di una verità assoluta, che non ammette compromessi o coesistenza con altre visioni del mondo.
Il comunismo, nella sua variante marxista-leninista, si presenta come una dottrina scientifica, ma in realtà assume i tratti di una religione secolare. La sua promessa di una società senza classi, dove le contraddizioni del capitalismo saranno superate, ha un carattere escatologico: il paradiso comunista è il punto di arrivo della storia, guidato dalla lotta di classe e dalla rivoluzione.
Questa visione richiede l’adesione totale alla causa. Chi non abbraccia la dottrina è considerato un nemico, un ostacolo al progresso storico, destinato all’eliminazione fisica o morale.
La “gnosi leninista”, magistralmente descritta da Alain Besançon, è il cuore di questa ideologia. Lenin trasformò il marxismo in un sistema operativo, con un partito d’avanguardia destinato a guidare le masse verso la rivoluzione.
Questa conoscenza elitaria, riservata agli iniziati, sarebbe sopravvissuta al crollo dei regimi comunisti. Se il comunismo come sistema politico si è logorato, collassando su se stesso, la sua struttura ideologica continua a influenzare movimenti e narrazioni contemporanee.
La convinzione che esista una sola verità storica, incarnata nella lotta contro il capitale o l’imperialismo, persiste in forme mutate: neomarxismo culturale, antioccidentalismo, terzomondismo, populismo di sinistra.
L’islamismo radicale è un’interpretazione politica e totalizzante della fede islamica. Anch’esso si fonda su una visione millenaristica, in cui il trionfo dell’Islam è l’esito inevitabile della storia. La sharia, intesa come legge divina, diventa il metro assoluto per giudicare ogni aspetto della vita, e chi si oppone a questa visione è considerato un nemico da convertire o eliminare.
A differenza del fascismo, l’islamismo radicale richiede una trasformazione interiore, in cui la fede non è solo obbedienza, ma adesione totale alla causa divina.
Come nel comunismo, non c’è spazio per il compromesso: le tregue con il nemico sono solo pause tattiche, in attesa del momento propizio per riprendere la lotta.
Questa visione è incarnata da movimenti come i Fratelli Musulmani o i gruppi jihadisti, che vedono il mondo diviso tra il Dar al-Islam (la casa dell’Islam) e il Dar al-Harb (la casa della guerra).
Questa logica binaria – noi contro loro – è il motore dell’azione. Nel comunismo, il nemico è il capitalista, l’imperialista o il traditore della causa; nell’islamismo radicale, è l’infedele o l’apostata.
In entrambi i casi, il dissenso non è solo un’opposizione politica, ma un’eresia da estirpare. Questa visione totalizzante rende impossibile il compromesso: ogni dialogo o negoziato è visto come una concessione temporanea, mai come un riconoscimento della legittimità dell’altro.
Il fascismo, al contrario, può tollerare una coesistenza pragmatica, purché il potere rimanga nelle sue mani. Tuttavia, questa flessibilità è anche la sua debolezza: senza una narrazione trascendente, il fascismo fatica a mantenere una presa ideologica duratura.
Dalla loro hanno il tempo, ed eserciti di fedeli.
Un elemento cruciale che accomuna comunismo e islamismo radicale è la loro relazione con il tempo: pazienza strategica e capacità di mobilitare masse di seguaci.
La loro concezione lineare della storia, che culmina in un’utopia finale, consente di adottare una strategia di lungo termine, in cui le sconfitte temporanee sono accettabili purché si mantenga viva la causa. Le tregue non sono mai definitive, ma tattiche, finalizzate a guadagnare tempo o risorse per il conflitto successivo.
Nel caso del comunismo, questa caratteristica si è manifestata nella capacità di adattarsi alle circostanze storiche, trasformandosi da movimento rivoluzionario a forza culturale o politica in contesti diversi.
L’islamismo radicale, d’altra parte, ha dimostrato una notevole resilienza, sfruttando crisi geopolitiche – come le guerre in Afghanistan e in Iraq o le Primavere arabe – per rafforzare la propria influenza.
La forza di queste ideologie risiede anche nella loro capacità di mobilitare masse di seguaci, spesso disposti a sacrificare la propria vita per raggiungere la terra promessa.
Nel comunismo, il proletariato o il partito diventano entità quasi sacre; nell’islamismo radicale, i fedeli trovano le loro motivazioni nella prospettiva del martirio e della ricompensa divina.
Questi eserciti non sono solo militari, ma anche culturali e ideologici, capaci di diffondere il messaggio attraverso propaganda, educazione delle masse o azione diretta.
Cambiano le forme, ma per gli adepti non esiste altra verità rivelata.
Un elemento fondamentale che accomuna fascismo, comunismo e islamismo radicale è l’uso della propaganda come strumento per consolidare il potere e plasmare le coscienze. Tuttavia, ciascuna ideologia utilizza la narrazione in modo diverso, riflettendo le proprie priorità e obiettivi.
Nel fascismo, la propaganda è uno strumento per esaltare il leader e lo Stato, creando un’aura di invincibilità e unità nazionale. Attraverso miti, simboli e rituali – come le parate militari o l’esaltazione del passato glorioso – il fascismo costruisce un’immagine di forza che non richiede necessariamente un’adesione ideologica profonda.
La propaganda fascista si concentra sull’estetica del potere: il leader carismatico, l’uniformità delle masse, l’idea di un destino collettivo. Questo approccio visivo e teatrale, come si vedeva nei cinegiornali di Mussolini o nei raduni di Hitler, aveva l’obiettivo di impressionare e intimidire, più che di persuadere.
Il comunismo, al contrario, si serve della propaganda come strumento educativo, volto a creare una nuova coscienza di classe. La narrazione comunista si basa sull’idea di una lotta storica inevitabile, in cui il proletariato trionferà contro l’oppressione capitalista.
Attraverso manifesti, film e opere d’arte, il comunismo ha costantemente cercato di rieducare le masse, instillando i principi del marxismo-leninismo. Nella propaganda sovietica, l’operaio e il contadino erano eroi della rivoluzione, mentre il capitalista (e poi a cascata il borghese, il kulak, il comunista “deviazionista”, fino al “nemico oggettivo”) rappresentava il male da estirpare.
Questa forma di propaganda aveva un carattere quasi religioso, con testi come il Manifesto del Partito Comunista o il libretto rosso di Mao trattati alla stregua di sacre scritture.
Anche dopo il crollo dei regimi comunisti, questa narrazione ha continuato a influenzare i movimenti di sinistra, che ancora oggi utilizzano il linguaggio della mobilitazione permanente, camuffandolo da giustizia sociale. Nel mondo contemporaneo, la propaganda comunista si è adattata ai nuovi media, trovando spazio nelle piattaforme digitali dove concetti come uguaglianza e lotta al sistema vengono riproposti in forme più accessibili, spesso slegate dal rigore ideologico originario.
Il fondamentalismo islamico utilizza la propaganda per ispirare e radicalizzare, facendo leva sul senso di appartenenza religiosa e sull’idea di un ritorno alla purezza originaria dell’Islam.
La narrazione islamista si concentra sulla dicotomia tra il bene (l’Islam) e il male (gli ebrei, l’Occidente o i regimi apostati), utilizzando testi religiosi, sermoni e, più recentemente, contenuti digitali per diffondere i propri messaggi.
Organizzazioni come Al-Qaeda o l’ISIS hanno perfezionato l’uso della propaganda online, glorificando il jihad e il martirio, rivolgendosi soprattutto ai giovani disillusi.
La propaganda islamista combina una visione nostalgica (il ritorno al Califfato ideale) con una promessa escatologica (la vittoria finale dell’Islam). Questa dualità la rende particolarmente efficace in contesti di crisi sociale o culturale, dove l’idea di una comunità unita dalla fede può attrarre chi si sente escluso o oppresso.
Se il fascismo e il comunismo come sistemi politici si sono affermati e poi hanno perso gran parte della loro legittimazione nel corso del XX secolo, il loro lascito ideologico è oggi assai diseguale.
Il fascismo sopravvive larvatamente in forme di populismo autoritario, che sfruttano il malcontento sociale per consolidare il potere. Ma la sua forza concettuale e la sua declinazione pratica sono pressoché inesistenti: è come se la dottrina fascista potesse materializzarsi solo all’interno di un sistema di potere consolidato, in assenza del quale la sua capacità persuasiva e intimidatoria non sarebbe in grado di mantenersi.
Il comunismo invece, sebbene generalmente decaduto come regime istituzionale, si perpetua non solo in alcuni esperimenti residuali scampati alla caduta del Muro di Berlino, ma soprattutto nella “gnosi leninista”, che continua a ispirare i movimenti che si oppongono all’Occidente liberale e capitalista.
La sua saldatura con l’islamismo radicale, che rimane una forza attiva e una minaccia presente, rappresenta una sfida esistenziale per le società democratiche, di nuovo costrette sulla difensiva da ideologie totalizzanti che propongono, oggi come allora, un’alternativa collettivista, massificata e il più delle volte violenta alla civiltà dei diritti e delle libertà individuali.
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Eccellente. Vedo con piacere che a differenza di altri dei vecchi tempi gloriosi che sono scomparsi o hanno perso lucidità, tu sei sempre in gran forma.
Grazie Barbara. Credo di sapere chi sei (BM?). A presto.
Sì, sono quella.
Il fascismo oggi si è evoluto in forme più ibride e meno assolute di quello che era originariamente (come le forme presenti autoritarie negli Usa, in Russia, anche in Europa con l’Ungheria), anche se una vera forma originale non era mai stata veramente elaborata perché pure sotto il regime di Mussolini la retorica e la trasformazione della società sono avvenute e si sono evolute in più fasi nel corso degli anni.
articolo interessantissimo e condivisibile. mi piacerebbe sapere cosa pensa l’autore del “revanchismo” putiniano, del quale mi sarei peraltro fatto un’idea
Totalmente d’accordo. Tre proposte a cui i cervelli con logica mentale conservatrice non riescono a rinunciare. Essendo poi questi conservatori , ovviamente diversi, anche le loro scelte ideologiche e posizionamento politico, saranno diverse ma coerenti con la loro logica mentale e i loro bisogni psicologici, caratteriali e cultutali