5 pensieri su “Antropologia della sinistra amica di Israele. Che di quell’amicizia si vergogna

  1. Caro Filippo, non capisco perché la distinzione che tu stesso fai tra Israele nel suo complesso, gli insediamenti di vario tipo, origini, legalità e motivazioni e i gruppi terroristi israeliani che operano in Cisgiordania che tu stesso citi. Perché se citi tu queste distinzioni ba bene e se le cita un esponente politico di sinistra sono invece … tutto quello che descrivi? ?

    1. Perché Gori e tutto il dibattito pubblico si riferiscono ai Coloni, guardandosi bene dal fare distinzioni. «Poche persone mi fanno orrore come i coloni suprematisti ebrei (ebrei…). Pazzi fanatici, crudeli criminali». Ci trovi un tentativo di escludere quei coloni che non c’entrano nulla con le violenze? E poi quell'”ebrei” è un formidabile lapsus che disvela un mondo. Almeno a me così sembra.

  2. Premesso che uno come Gori ripete le cose che scrivono i giornali, specialmente quelli più vicini all’area del centrosinistra e questi volutamente o meno omettono certi importanti dettagli o non approfondiscono bene la questione perché ormai la narrazione è stata portata troppo in là per poter ritornare indietro e magari favorire gli avversari politici (il governo di Netanyahu dopotutto è più vicino politicamente in linea generale ai partiti di destra italiani ed europei).
    La perdita di credibilità è compensata dal riuscire a continuare ad alimentare un buon seguito di un elettorato ormai convinto e ostinato nelle proprie idee.
    Restano comunque i fatti che le accuse nei confronti di Israele sono molti gravi e possono pregiudicare il futuro della nazione nei rapporti che ha con le altre, specialmente di quelle europee in molte convinte della narrazione portata avanti da Hamas e altri soggetti palestinesi.
    Quindi penso che ad Israele e a chi lo governerà nei prossimi anni convenga accertare la verità sulle operazioni militari condotte a Gaza in quei anni, portando tutte le prove possibili per scagionarsi dalle accuse su eventuali crimini e intenzioni di massacro non sottraendosi a quelle preliminari del Tribunale Internazionale di Giustizia, riconosciuto principalmente dai Paesi europei. O presso altre sedi internazionali comunque ritenute valide e credibili nel mondo occidentale.
    Non dico che devono presentarsi Netanyahu e altri membri del governo o delle istituzioni coinvolte, ma penso che una linea di difesa dovrebbe essere presentata in modo da stabilire la realtà dei fatti e cancellare la vergognosa sequela di accuse portata avanti da un regime terrorista e dai loro seguaci.
    Certamente la presenza rimanente di Hamas potrebbe minare la giusta e corretta rilevazione delle prove sul campo da esaminare (per questo servirebbe che dalle parole del fantomatico “board of peace” si passasse ai fatti), ma penso che dal lato israeliano ordini e documenti interni dei vari attacchi sulle zone designate possano chiarire certe posizioni e intenzioni nel conflitto. Israele non ha alcun interesse e vantaggio nel venire isolato e continuamente osteggiato.

  3. Essendo leggermente legastenica, di primo acchito avevo letto “Apologia della sinistra amica di Israele” e stavo per venirla a prendere a randellate (c’è stata la volta che in “I diritti del governo” avevo letto “I datteri al governo”, e in un titolo di Ugo Volli a proposito dei flotillari, “I professionisti della protesta”, ho letto “I professionisti della prostata”) (ma siamo sicuri che avevo sbagliato così tanto?) Quanto al merito, ricordo che quando Mieli sul Corriere doveva rispondere alle accuse più false e assurde contro Israele, alla sua mezza parola in difesa di Israele non mancava di premettere un prudente: “Tutti sanno quanto io sia critico nei confronti del governo israeliano e delle sue politiche”… Non sia mai che qualcuno possa prendermi per uno sporco sionista.

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