

Uno scontro senza precedenti tra governo e industria AI negli Stati Uniti: Anthropic ottiene una prima vittoria legale contro il bando imposto dall’amministrazione Trump, mentre emergono tensioni profonde tra sicurezza nazionale e limiti etici nello sviluppo tecnologico.
Anthropic mette a segno il primo punto nella battaglia legale contro l’amministrazione Trump. La giudice federale Rita Lin ha bloccato il Pentagono e l’ordine presidenziale che volevano mettere al bando il modello IA Claude da tutte le agenzie federali americane. È la prima volta che un tribunale statunitense ferma un’azione di questo tipo contro un’azienda che sviluppa intelligenza artificiale.
Una situazione “orwelliana”
La giudice Lin non usa mezzi termini nella sua ordinanza di 43 pagine. Definisce «orwelliana» l’idea che un’azienda americana possa essere marchiata come potenziale sabotatore degli Stati Uniti solo per aver espresso disaccordo con il governo. E va oltre, perché dai documenti interni del Dipartimento della Difesa emerge che Anthropic è stata designata come «supply chain risk» a causa del suo «atteggiamento ostile attraverso la stampa». Quindi non per ragioni di sicurezza nazionale, ma per una semplice ritorsione. E questo era chiaro sin dall’inizio di questa vicenda.
Come si è arrivati a questo punto
Per comprendere come si è arrivati a questo punto, bisogna tornare indietro di alcuni mesi. A luglio Anthropic firma un contratto da 200 milioni di dollari con il Pentagono per l’integrazione di Claude nelle operazioni militari. È la prima azienda AI a implementare i propri modelli sulle reti classificate del Dipartimento della Difesa.
A settembre iniziano le trattative per estendere questa integrazione alla piattaforma GenAI.mil, l’infrastruttura dedicata all’intelligenza artificiale generativa. Il Pentagono vuole accesso illimitato ai modelli per qualsiasi uso che rientri nei confini della legalità. Ma Anthropic pone due condizioni che considera non negoziabili: niente utilizzo di Claude per armi autonome letali, niente sorveglianza di massa sui cittadini americani. Dario Amodei, CEO dell’azienda, lo ha spiegato così: «Penso che siamo i giudici migliori di ciò che i nostri modelli possono fare in modo affidabile e di ciò che non possono fare».
Le trattative si arenano su questo punto. Ed è qui che la vicenda prende quella piega che la giudice Lin considera illegale.
Il post di Trump e la designazione del Pentagono
Il 27 febbraio Trump pubblica un post su Truth Social, tutto in maiuscolo, in cui ordina a ogni agenzia federale di cessare immediatamente l’uso della tecnologia Anthropic. Scrive che «non permetteremo mai a un’azienda radicale di sinistra e woke di dettare come il nostro grande esercito combatte e vince le guerre».
Lo stesso giorno il Segretario alla Difesa, Pete Hegseth, va oltre e applica ad Anthropic una designazione che storicamente il governo americano ha riservato ad avversari stranieri come la Cina: quella di rischio per la catena di approvvigionamento della difesa nazionale. È la prima volta nella storia che un’azienda americana subisce questo trattamento. Hegseth definisce la posizione di Anthropic una «masterclass di arroganza e tradimento» e accusa Amodei di voler «sottomettere l’esercito degli Stati Uniti».
L’effetto pratico è immediato: tutti i contractor del Pentagono, da Amazon a Microsoft a Palantir, devono certificare di non utilizzare Claude nel loro lavoro con il militare. Ma c’è un elemento che rende questa vicenda ancora più paradossale. Dai documenti depositati in tribunale emerge che il 4 marzo, cinque giorni dopo la designazione come rischio per la sicurezza nazionale, Emil Michael, Chief Technology Officer del Pentagono, aveva scritto un’email ad Amodei dicendo che le due parti erano «molto vicine» a un accordo.
Il giorno dopo, lo stesso Michael ha dichiarato pubblicamente su X che «non c’è alcuna negoziazione attiva tra il Dipartimento della Difesa e Anthropic». Una settimana dopo ha detto a CNBC che non c’era «nessuna possibilità» di riprendere i colloqui e ha definito Amodei «un bugiardo con un complesso di Dio».
Microsoft ha depositato una memoria legale sostenendo che il bando di Anthropic danneggerebbe il suo business e potrebbe raffreddare gli investimenti futuri dell’industria della difesa nel settore AI.
La giudice Lin blocca il provvedimento di sospensione verso Claude
Con il provvedimento di ieri, la giudice Lin ha bloccato tutto. L’ingiunzione preliminare impedisce all’amministrazione Trump di applicare sia l’ordine esecutivo presidenziale sia la designazione del Pentagono. La giudice ha anche formalmente respinto il post di Hegseth in cui ordinava ai contractor militari di interrompere ogni «attività commerciale» con Anthropic, definendolo un tentativo illegale di costringere le aziende a smettere di usare Claude anche per lavori non militari.
L’ordinanza è sospesa per sette giorni, un intervallo tecnico per consentire al governo di presentare eventuale appello. Ma la giudice Lin ha già chiarito la sua posizione giuridica: si tratta di «classica ritorsione illegale in violazione del Primo Emendamento».
Dopo la sentenza, un portavoce di Anthropic ha dichiarato: «Siamo grati al tribunale per aver agito rapidamente, e siamo soddisfatti che concordino sul fatto che Anthropic ha buone probabilità di prevalere nel merito. Sebbene questa causa fosse necessaria per proteggere Anthropic, i nostri clienti e i nostri partner, il nostro obiettivo resta lavorare in modo produttivo con il governo».
Anthropic e Pentagono, lo scontro potrebbe durare a lungo
La questione ora è cosa accadrà nelle prossime settimane. Resta da vedere se il governo deciderà di fare appello contro questa ordinanza e come si svilupperà la causa parallela che Anthropic ha avviato presso la Corte d’Appello federale di Washington, dove l’azienda contesta su basi diverse le stesse designazioni del Dipartimento della Difesa.
Secondo Axios, dietro le quinte alcuni funzionari governativi vorrebbero riportare Anthropic al tavolo delle trattative, convinti che l’azienda abbia il miglior prodotto per uso militare e che gli Stati Uniti siano avanti di 6-12 mesi rispetto alla Cina proprio grazie a questa tecnologia.
La battaglia legale, in altre parole, è appena iniziata. Ma un primo principio è già stato stabilito da un tribunale americano: un’azienda tecnologica non può essere punita dal governo federale per aver posto limiti etici all’uso militare della propria tecnologia.
È un precedente che potrebbe pesare molto, sia per l’esito di questa causa sia per il rapporto più ampio tra sviluppatori di intelligenza artificiale e apparati di sicurezza nazionale.
I link di Franz Russo
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