

Stamattina, andando in libreria, non ho potuto non essere colpita da un banco sul quale il libro di Anna Foa, Il suicidio di Israele, era circondato da una cornice di altri autori, tra i quali Travaglio, due opere di Francesca Albanese, una di Orsini e infine quella di Poppé, il cui titolo è La fine di Israele.

Certamente, suo malgrado, una studiosa seria e stimata come Anna Foa si è trovata in un contesto al quale non appartiene nei contenuti, ma che l’ha con successo usata per promuovere le proprie tesi.
Quando uscì il suo libro, mi unii subito al coro delle persone che ne criticavano il titolo, ritenendolo in quel momento e in quella fase storica un incitamento a ciò che purtroppo poi è diventata realtà: un’incontenibile, violenta, drammatica ondata di antisemitismo.
La mia impressione nasceva dalla certezza che i germi di quello a cui stiamo assistendo, anche attraverso drammatiche tragedie come ciò che è avvenuto due giorni fa in Australia, erano ben visibili nelle posizioni degli autori che hanno avuto il privilegio di vedere la propria opera esposta vicino a quella di Foa.
Come meglio la non avvocata Albanese avrebbe potuto legittimare, anche di fronte ai più scettici, il suo profondo odio non solo per Israele ma esteso a tutti gli ebrei, anche della diaspora, e supportato dalla propaganda di Hamas?
Conservo una flebile speranza: che Anna Foa riconosca l’errore di quel titolo, ammetta l’uso strumentale che ne è stato fatto e prenda le distanze da chi, magari simpatizzante della sua stessa parte politica, non ha come obiettivo la costruzione di uno Stato palestinese e la pace in quella martoriata area del mondo, ma solo la fine di Israele, con qualsiasi mezzo, anche il terrorismo.
Non credo che lo farà: peccato. Aumenterà i suoi lettori, già crescenti dopo il Premio Strega, ma perderà la stima di alcuni, e non solo la mia.
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Più che posto e titolo, sbagliata è proprio la donna. E poi no, io non ho perso la stima: non ne ho mai avuta mezza briciola perché quella donna ha sempre detestato Israele e ha sempre esibito il suo astio a piene mani.
Condanniamo senza se ne ma l’antisemitismo e gli attentati ad inermi civili solo perchè di religione ebraica.
Non giustificano le stragi compiute a Gaza e la aggressività di certi coloni mai azioni che sanno di rappresaglia cieca contro innocenti civili .