Prosegue la testimonianza di Andy Li al processo che vede come imputato Jimmy Lai, nonostante i sospetti che sia stata estorta con la tortura. Andy Li è uno dei 12 hongkonghesi catturati dalla guardia costiera cinese mentre tentavano di fuggire verso Taiwan in motoscafo nell’agosto 2020 e ha scontato 7 mesi in una prigione della Cina continentale dove si sospetta sia stato torturato.
Il relatore speciale delle Nazioni Unite ha sollevato il problema della credibilità di un testimone che è passato dal tentativo di fuga a Taiwan al carcere in Cina e subito dopo rientrato a HK si dimostra particolamente collaborativo e si trasforma da attivista a testimone dell’accusa.
ne parliamo qui
e qui
Lai, fondatore del tabloid pro-democrazia Apple Daily, si è dichiarato non colpevole di due capi d’imputazione di cospirazione con forze straniere e di un capo d’imputazione di cospirazione per pubblicare materiali “sediziosi” ai sensi della legislazione dell’era coloniale.
Il 76enne è in prigione dal 2020 dove rischia di rimanere per il resto della sua vita se verrà condannato ai sensi della legge sulla Sicurezza Nazionale.
Secondo le ultime dichiarazioni di Li l’entrata in vigore della controversa legge sulla sicurezza nazionale a Hong Kong ha spinto gli attivisti a discutere la prospettiva di istituire un “governo in esilio” per continuare a fare pressione sugli alleati internazionali contro la città.
Andy Li, un programmatore diventato attivista, ha detto martedì alla corte che l’idea di istituire un governo di fatto all’estero è stata discussa con Chan Tsz-wah nel luglio 2020, subito dopo l’entrata in vigore della legge sulla sicurezza imposta da Pechino.
Sia Li che Chan si sono dichiarati colpevoli di cospirazione con forze straniere ai sensi della legge sulla sicurezza e hanno accettato di testimoniare contro Lai, sperando in una riduzione della pena che, normalmente sarebbe stata concessa, ma finora la norma che lo prescrive non è stata applicata per nessuno degli attivisti che si sono dichiarati colpevoli nel corso del processo agli HK47.
Si è anche fatta menzione di messaggi tra Li e l’attivista britannico Luke de Pulford nel luglio 2020, quando le autorità annunciarono il rinvio delle elezioni del Consiglio legislativo di quell’anno a causa della pandemia.
Li ha detto di aver preparato la lista dei candidati alle elezioni che erano stati squalificati dalle autorità per de Pulford, che ha redatto una dichiarazione cofirmata dai politici britannici in risposta alla notizia.
Quella dichiarazione chiedeva anche che il governo britannico imponesse sanzioni all’allora leader della città Carrie Lam, secondo uno screenshot mostrato in tribunale. Inutile dire che tutte queste presunte prove e le dichiarazioni strabilianti hanno il solo scopo di fare di Jimmy Lai un caso esemplare a monito del destino di chi, nella nuova era di Hong Kong, osa opporsi a Pechino.
Il processo proseguirà mercoledì, quando la difesa dovrebbe iniziare il controinterrogatorio di Li.


Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
