2 pensieri su “Anatomia del negoziato alla maniera di Trump: fallimento dopo fallimento

  1. Questo accade quando si prendono delle decisioni forti ma poco calcolate e ragionate come nel caso dell’attacco all’Iran (anche Israele ha le sue colpe, pensando che il regime fosse ormai prossimo a cadere dopo attacchi e attentati precedenti), senza poi volersi prendere tutti i rischi per motivi interni elettorali andando fino in fondo e risolvere a proprio favore il conflitto.
    E’ il metodo esuberante e caotico di Trump di risolvere le varie controversie, a partire da questa presidenza dagli scontri commerciali sui dazi e dalla politica aggressiva nei confronti dei Paesi europei, sviluppato già dalla prima presidenza culminato nei tragici fatti del 6 gennaio 2021.
    Su Gaza il famoso Board avrebbe dovuto stabilire una forza di controllo formata anche da alcuni Paesi arabi, che avrebbe dovuto garantire il rispetto dei punti concordati da tutte le parti per risolvere il conflitto e iniziare una nuova gestione dei territori interessati.
    Evidentemente non c’è davvero questa volontà di risolvere, anche qui senza prendersi qualche rischio.
    Comunque in base ai fatti e a come si è evoluto e poi congelato il conflitto, Hamas dovrebbe essere la prima parte coinvolta a mostrare di voler rispettare i patti: essendo la prima causa del conflitto e alla fine non essendo risultata vincitrice o almeno in una posizione di vantaggio per poter dettare inizialmente qualcosa; anzi senza l’intervento di Trump la sua resa nei confronti di Israele prima o poi molto probabilmente sarebbe arrivata.
    Si tratta poi di rispettare certe condizioni agendo in modo graduale, non necessariamente tutto il disarmo in una volta sola che sarebbe anche difficile da verificare in modo chiaro dalle altre parti. Stessa cosa Israele, con un ritiro graduale delle proprie forze armate.

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