3 pensieri su “Altro che condanna dell’individualismo. Il collettivo domina su tutto

  1. Forse si confonde l’individualismo con la sue versioni più esasperate ovvero il narcisismo e l’esibizionismo che pure certi capi di Stato e imprenditori di grandi aziende non fanno nulla per nasconderlo. Anzi, porta nuovi consensi e popolarità in aumento. La continuazione del mito dell’uomo forte e solo al comando, capace di affrontare qualunque sfida dando meno responsabilità al resto degli individui. Magari come si evidenziato nell’articolo, nel nome del collettivo o della nazione sovrana. Quando invece si fanno gli interessi di un gruppo ristretto e privilegiato dato dal potere del comando.
    La capacità di una società di continuare ad essere dinamica e in continua evoluzione è data invece dalle abilità e dalle qualità che ogni individuo, chi più chi meno, riesce a portare e a dimostrare. L’accettazione che ogni individuo può essere differente rispetto a un altro, ma date le giuste opportunità può contribuire a rendere la comunità e la società più forti e più ricche. Ovviamente un individualismo fine a se stesso non può esistere, perché ogni individuo non può compiere ed essere efficace in ogni sua azione o bisogno da soddisfare e ha interesse quindi ad utilizzare le capacità altrui nel suo intento.
    Poi chiaramente serve un impianto giuridico che tuteli tutto ciò e tutti gli individui, serve un patto tra individui che si può individuare nella struttura dello Stato come lo conosciamo oggi. Senza che questo degeneri in una forma di abuso e sfruttamento da parte di alcuni individui e gruppi interessati che danneggiano il resto dei componenti della comunità. Tutto molto teorico e ideale come ben sappiamo.

  2. (Daniela Martino)
    Un collettivo senza individui liberi non è una comunità: è un gregge o, peggio ancora, una caserma. La ringrazio, perché il suo articolo è un invito prezioso a non confondere la solidarietà con il conformismo. Oggi, paradossalmente, l’atto più sociale che si possa compiere è proprio difendere la capacità di restare, se necessario, intellettualmente soli. Tutelare l’individuo critico non è un capriccio, bensì l’unico vero antidoto contro l’invadenza del “Noi”.

  3. Concordo. La caratteristica di noi europei è quella di esserci evoluti in una cultura dinamica che riconoscesse l’unicità individuale come strumento di libertà. Questo approccio è in conflitto e dialogo con la mentalità orientale almeno dalle guerre persiane, e periodicamente la cultura orientale, dal culto di Mitra, al cristianesimo, al buddismo, ibrida l’intellighenzia occidentale. La vera novità è che nell’era dei big tech l’individuo è diventato il nuovo territorio di conquista dell’economia globale. Ognuno di noi è scansito, catalogato, utilizzato.

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