
Il capolavoro politico di Trump non si riduce solamente alla conquista degli “swing states”. Ad una settimana dal voto presidenziale, a mano a mano che i dati si delineano con più precisione, si ha davvero l’impressione che gli analisti politici abbiano vissuto su un altro pianeta negli ultimi anni. Si è parlato molto di una possibile svolta democratica del Texas, dove la forte crescita economica e l’immigrazione massiccia di persone di alto livello culturale hanno cominciato a trasformare lo stato simbolo del conservatorismo americano in un laboratorio “liberal”, ad un passo dall’ abbracciare il Partito Democratico.
Questa svolta è assai lontana, al contrario, è lo stato di New York, la roccaforte democratica per eccellenza, ad aver visto un’impressionante ascesa dei repubblicani. Là dove Obama, Hillary Clinton e Biden tenevano saldo un vantaggio di 2 milioni di voti sugli avversari repubblicani, Kamala Harris ha staccato Trump di 900.000 voti. Nella città di New York, addirittura nella stessa Manhattan, I democratici hanno perso decine di punti percentuali, e dove pochi anni fa godevano dell’80% dei consensi ora lottano per il 60%.
C’è quindi qualcosa che va al di là della narrazione dei trumpiani bianchi poco istruiti (non dimentichiamoci di dipingerli con la Bibbia sul comodino ed il fucile in spalla) contrapposti ai cittadini colti e democratici, tutti schwa e diritti civili. Il presidente americano più divisivo di sempre è riuscito a unificare due strati della popolazione lontani tra di loro operando su due livelli ben distinti.
Il primo livello è quello del conservatorismo classico: sicurezza, pugno duro sull’immigrazione, un po’ di Dio e antiabortismo, la promessa di non interferire con tasse e regolamenti nel lavoro dei singoli cittadini né nel possesso delle armi ecc.. insomma, il repertorio classico del conservatorismo USA, unito alla capacità di far sognare un orizzonte di ricchezza, di realizzazione personale, “never give up (mai arrendersi)”, “Fight! Fight! Fight!”. E’ la base sulla quale si fonda il consenso di coloro che vivono lontano dalle città, che non hanno titoli di studio elevati, che fanno lavori duri e che guardano con antipatia i democratici che li considerano dei reietti.
C’è poi un altro livello di comunicazione sul quale l’alleanza con Elon Musk si è rivelata una scelta decisiva: la promessa di un boom tecnologico potenzialmente infinito. Di Elon Musk si è sempre parlato superficialmente, e ci si limita a definirlo un sensazionale imprenditore che mette a disposizione i propri miliardi al candidato a lui più affine, sottovalutando l’ascendente che Musk esercita su una parte fondamentale della popolazione. Basti vedere il pubblico francese al Viva Tech a Parigi, dove migliaia di giovanissimi (tutti studenti, laureati e imprenditori in ambiti scientifico-tecnologici) lo accolgono con un tifo da stadio, e devono essere tenuti a bada dalla sicurezza per evitare che salgano sul palco.
I viaggi nello spazio, l’esplorazione di altri pianeti, l’A.I., la rivoluzione energetica promessa da Musk fa sognare e commuovere, e Trump, oggi, è il garante di questi sogni. Nessuna regolamentazione, nessun laccio alla crescita tecnologica, questo è quello che Trump garantisce alla vigilia di un’esplosione dell’intelligenza artificiale. Le innovazioni che i democratici cominciano a regolamentare e che l’Europa guarda con terrore promettendo di arginare con la propria burocrazia si vedono dare luce verde dalla nuova amministrazione repubblicana.
Oggi, le migliaia di giovani impegnati nei settori del futuro (intelligenza artificiale, biotecnologie, software, aerospazio, energia nucleare, ecc..) hanno in Trump il feroce cane da guardia della loro crescita illimitata per i prossimi 4 anni. Qui si spiegano i dati sorprendenti degli exit poll pubblicati da CNN, che hanno visto Trump guadagnare 10 punti nell’elettorato moderato, 7 punti tra le donne, 4 punti tra i laureati con Master o Dottorato, e ben 22 punte tra i giovani dai 18 ai 24 anni rispetto al 2020. Al contrario, i democratici hanno guadagnato 5 punti tra gli over 65.
La giovane popolazione americana, che vanta un’età media di quasi nove anni inferiore all’Italia, arricchita ogni anno da migliaia di giovani talenti che da tutto il mondo lottano per ottenere un lavoro nelle start-up più innovative, permette agli Stati uniti una maggiore leggerezza nell’affrontare le questioni del presente, di dare meno peso alle formalità istituzionali ed alla “moralità” dell’uomo Donald Trump, e soprattutto di preferire un eccentrico vecchio scatenato come presidente (per citare definizioni tra le più moderate) piuttosto che sprofondare nell’impotenza burocratica della vecchia Europa (questo sì, un vero incubo degli americani).
La preoccupazione per le minacce di Putin alla stabilità europea non ha avuto il benché minimo peso nelle dinamiche elettorali: ebbene sì, sono fatti nostri.
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Aggiungerei una cosa su Musk che non mi pare sia accennata nel bell’articolo: lui è il prototipo del democratico deluso e passato a destra. Musk non ha mai nascosto di essere stato democratico per poi essere spinto a destra da tutto quello che la sinistra è diventata.