Cialtroni. Soprattutto cialtroni. Ma anche previdenti come si richiede a chi fa parte per meriti di nascita all’establishment. Perché, dannazione, anche le élite hanno diritto alla propria piccola, giovanile Comune di Parigi. E quale miglior investimento emotivo per il futuro di questo gioco di ruolo mediorientale tra le ieratiche mura accademiche? Un giorno, tra qualche anno, questi giovani impostori potranno raccontarsi con un po’ di nostalgia di quando combatterono da rivoluzionari e da fieri antisionisti per la causa palestinese a colpi d’interviste in tv e sit-in. Di quando inchiodarono alle loro contraddizioni e ambiguità genealogiche i professori e i colleghi ebrei. In questa commedia per un futuro con la “coscienza a posto”, stavolta è andata in scena la parte in cui le infrastrutture universitarie fanno da sfondo e gli studenti interpretano gli abitanti di Gaza mentre l’amministrazione scolastica interpreta Israele. L’Università (Israele) sta bloccando i loro “aiuti umanitari di base”, e se non li riceveranno presto, “moriranno di sete e di fame”. Poi, come nel “Secondo tragico Fantozzi” la polizia, che in genere non brilla quanto a inclinazioni artistiche, s’incazzò davvero. Sipario. Almeno si spera.
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