

Ci sono tre recenti dichiarazioni del prof. Vittorio Emanuele Parsi che considero irrimediabilmente contraddittorie e proverò a spiegare il perché.
La prima: che tra Israele e ANP gli “unici confini internazionalmente riconosciuti” siano quelli del 1967 – rectius, del 1949 – (guarda).
La seconda: che per la comunità internazionale “la capitale di Israele è Tel Aviv e non Gerusalemme” (guarda).
La terza: che la CPI abbia giurisdizione sulla Cisgiordania (che comprende anche Gaza) perché l’ANP “è l’unica autorità riconosciuta su quei territori” (guarda).
Prendiamo la prima affermazione e facciamo finta sia corretta – anche se non lo è – e presupponiamo che le linee armistiziali tracciate nel 1949 siano i confini attualmente riconosciuti. Bene, Gerusalemme est si trova all’interno di questi “confini” israeliani e quindi sarebbe del tutto legittimo per Israele trasferire la capitale nella parte della città controllata dallo stato ebraico dal 1949.
Ecco quindi che, di riflesso, la seconda dichiarazione diventa insostenibile: se i confini legittimi sono quelli del 1967, perché la comunità internazionale ritiene che sia Tel Aviv, e non Gerusalemme est, la capitale di Israele? Mistero.
Ancora, sostiene Parsi, che l’autorità legittima a Gaza sia l’ANP – e questo è vero – ma in base a quali accordi internazionali l’organizzazione palestinese viene ritenuta il legittimo organo rappresentativo di quella popolazione, mentre invece Hamas no?
La risposta giusta sarebbe gli “Accordi di Oslo” ma così la faccenda diventa di nuovo irrimediabilmente contraddittoria: in base agli Accordi, che vengono usati per legittimare l’autorità dell’ANP, la Cisgiordania e la striscia di Gaza sono vincolati allo status temporaneo stabilito negli accordi stessi per tutto il tempo necessario alla definizione negoziale della contesa.
In soldoni: il documento giuridico dal quale Parsi ricava la legittimità rappresentativa dell’ANP su quei territori, nega anche la forma statuale alla Cisgiordania, facendo venire meno un requisito essenziale per poter affermare che la Corte abbia competenza sui fatti accaduti a Gaza nell’ultimo anno.
Concludendo, sarebbe il caso che argomenti delicati come quello del conflitto israelo-palestinese, fossero trattati con la perizia dovuta alla complessità del tema, specialmente da parte di persone autorevoli che hanno il privilegio di poter condizionare l’opinione pubblica e anche il mondo accademico.
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Sono felice di leggere qualcosa di veramente documentato. Il prof
Parsi, dopo la malattia , mi ha lasciata spesso perplessa.