Fino alla riforma di Tony Blair nel 1999, il Regno Unito era fortemente legato a un retaggio di ereditarietà istituzionale, che vedeva le più alte cariche del potere legislativo affidate per diritto di nascita. La Camera dei Lord, il secondo ramo del Parlamento britannico, ne era un esempio emblematico: i membri di questa istituzione, conosciuti come “pari ereditari”, occupavano i propri seggi per il semplice fatto di essere nati in famiglie aristocratiche.
Si trattava di circa 800 pari ereditari in grado di influenzare il processo legislativo. Era un sistema che rifletteva le radici storiche del Regno Unito, ancorato a tradizioni secolari e leggi consuetudinarie che affondavano le loro radici nel feudalesimo.
La “rivoluzione blairiana” degli anni ’90 segnò un passo decisivo verso l’adeguamento del paese all’era moderna. Tony Blair, con la sua agenda riformista, comprese l’urgenza di trasformare le istituzioni britanniche per renderle più rappresentative e democratiche. La prima fase di questa trasformazione avvenne proprio nel 1999, quando il governo laburista decise di ridurre il numero di pari ereditari da circa 800 a 92. Questo intervento rappresentò un compromesso, che permise a una ristretta cerchia di pari di mantenere i loro seggi.
Oggi, a distanza di oltre vent’anni, il governo britannico sta portando avanti quella che potrebbe essere la conclusione di quella rivoluzione iniziata da Blair. Il progetto di legge recentemente presentato mira a rimuovere i 92 pari ereditari rimasti, abolendo definitivamente il loro diritto di sedere e votare nella Camera dei Lord. La legge, che dovrebbe entrare in vigore entro l’estate del 2025, segnerebbe il più grande rimpasto parlamentare degli ultimi venticinque anni.
Questo processo di riforma si inserisce in un contesto più ampio di revisione della costituzione britannica, che, a differenza di molte altre nazioni, non è un documento scritto unico, ma piuttosto un insieme di leggi, convenzioni e tradizioni. Le riforme attuali si ispirano a un piano proposto dall’ex Primo Ministro Gordon Brown, che prevede l’abolizione completa della Camera dei Lord e la sua sostituzione con un’assemblea elettiva denominata “Assemblea delle Nazioni e delle Regioni”.
Questa nuova camera avrebbe il compito di riequilibrare il potere tra le diverse regioni del Regno Unito, garantendo una maggiore rappresentanza e decentralizzando l’autorità. Inoltre, svolgerebbe un ruolo di controllo costituzionale attraverso la Corte Suprema, ponendosi come baluardo contro eventuali abusi di potere del governo centrale. La nuova assemblea, favorirebbe un sistema di elezioni dirette attraverso circoscrizioni regionali e nazionali, in linea con il crescente ruolo della devoluzione.
Al di là dell’abolizione dei pari ereditari, sono previste ulteriori riforme, come l’introduzione di un’età pensionabile di 80 anni per i membri attuali della Camera dei Lord. Si tratta di un passo decisivo verso un sistema politico più inclusivo e rappresentativo, capace di staccarsi definitivamente da un passato in cui il potere era concentrato nelle mani di pochi per diritto di nascita.
Uscito su La Ragione il 10.09.2025
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