

Ahmed Fouad Alkhatib, palestinese originario di Gaza e critico tanto di Hamas quanto del governo Netanyahu, denuncia le profezie sulla scomparsa d’Israele: sono fantasie ideologiche che alimentano la radicalizzazione e condannano i palestinesi a nuove sofferenze, anziché prepararli al compromesso e alla costruzione di uno Stato.
Dopo il 7 ottobre 2023, intellettuali di estrema sinistra come Ilan Pappé hanno sostenuto che il sionismo era ormai al capolinea, mentre intellettuali come Anna Foa hanno costruito una carriera mediatica sulla tesi secondo cui Israele si starebbe “suicidando”.
Chi invece ha avuto il coraggio di guardare in faccia la realtà, senza dare credito ai falsi profeti che puntualmente saltano fuori ogni volta che Israele affronta una crisi, è l’opinionista di origine palestinese Ahmed Fouad Alkhatib: nato e cresciuto a Gaza, oggi residente negli Stati Uniti, Alkhatib è una delle voci più critiche nei confronti di Hamas tra i palestinesi emigrati in Occidente.
In un post apparso sul suo profilo Instagram il 9 luglio 2026, ha spiegato perché, secondo lui, bisogna smettere di convincere i palestinesi che Israele sia destinato a soccombere: “Crescendo a Gaza, sono stato bombardato da profezie secondo le quali Israele fosse sull’orlo del collasso. Il fondatore di Hamas, Ahmed Yassin, sosteneva che Israele sarebbe caduto entro il 2020 o il 2028. L’esponente kuwaitiano dei Fratelli Musulmani Tareq Al-Suwaidan ha raccontato profezie secondo cui gli ebrei avrebbero avuto uno Stato per 80 anni prima che questo crollasse”.
Alkhatib spiega che “queste fantasie erano incredibilmente stupide e ignoranti, ma hanno anche provocato dei danni tremendi. Hanno plasmato il modo in cui i palestinesi comprendevano il conflitto, ciò che credevano fosse possibile e ciò che erano disposti a sacrificare. Invece di preparare i palestinesi per la costruzione di uno Stato, il compromesso e il realismo politico, hanno illuso generazioni che Israele sarebbe semplicemente scomparso”.
L’analista palestinese-americano ritiene che, dopo il 7 ottobre, “questa vecchia fantasia logora è tornata in una nuova forma. Ora un intero genere di intrattenimento basato su ‘analisi politiche’ fasulle inonda i social media e YouTube: video, podcast, influencer e opinionisti prevedono il collasso imminente d’Israele, la distruzione, la rovina, la fine dello Stato ebraico”.
Secondo Alkhatib, questa evoluzione nel mondo digitale di certe teorie è “la terza ripetizione della stessa fantasia devastante. Prima vennero i panarabi e i nazionalisti, che fallirono miseramente. Poi vennero gli islamisti degli ultimi trent’anni. Ora è arrivata una nuova mutazione: attivisti influencer, imbroglioni ideologici, opportunisti e occidentali che scambiano queste ridicole fantasie per analisi”.
Ai palestinesi “è stata venduta la stessa finzione per generazioni: sopporta altra sofferenza, seppellisci altri bambini, aspetta ancora un po’ e Israele sparirà. Non succede mai”.
Sono tutte “bugie vendute da ideologie fallite, mercanti di morte e persone che hanno sfruttato la causa per interesse personale e gloria. […] L’ultima cosa di cui i palestinesi hanno bisogno è un’altra generazione intrappolata nella radicalizzazione, nella jihad, nella violenza e nell’odio, mentre aspetta invano che Israele scompaia”.
Alkhatib conclude così il suo post: “Israele è qui per restare. Non ci sarà una cancellazione dello Stato ebraico. Non ci saranno stragi di massa, deportazioni, conversioni o sottomissioni forzate di milioni di ebrei israeliani. […] I palestinesi hanno bisogno di case, lavoro, sicurezza, libertà e di un vero futuro. Non hanno bisogno di un’altra bugia secondo cui Israele sparirà come per magia”.
Alkhatib non può certo essere etichettato come un fan del governo Netanyahu: ha perso numerosi parenti nei bombardamenti israeliani a Gaza e il giorno dopo questo post ne ha pubblicato un altro in cui sosteneva che l’IDF stava attraversando una “crisi morale”.
Per questo le sue accuse nei confronti dei teorici della sparizione d’Israele acquisiscono un peso maggiore.
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Penso che in Occidente nessuno pensa che Israele scomparira’, e nemmeno che non debba esistere.
Il problema e’ che Israele non vuole che uno Stato Palestinese esista e, probabilmente, molti tra i palestinesi non agiscono in modo che uno Stato Palestinese diventi possibile.
Dovrebbero mettersi d’accordo certi profeti del nulla.
Un giorno Israele è al collasso, un altro vuole dominare e conquistare l’intera regione creando “la grande Israele”, l’altro ancora vuole lo sterminio dei palestinesi.