

Un ragionamento sul centro politico italiano parte da una distinzione spesso trascurata: una cosa è il posizionamento culturale e ideologico, un’altra sono le alleanze strategiche. Dal trattino di Cossiga a Forza Italia, il nodo è tutto lì: capire se il centro voglia tornare a esistere davvero.
Con questo articolo comincia la collaborazione di Alessandro Chelo con InOltre. Benvenuto Alessandro.
Se mi si chiedesse quale esperienza politica della storia repubblicana italiana considero icona del centrismo, non esiterei a indicare quella della Democrazia Cristiana, la “balena bianca” che sapeva porsi con equidistanza dai cosiddetti “opposti estremismi” e interpretava il ruolo di “diga anti-comunista” senza rinunciare a rivendicare i valori dell’antifascismo e l’appartenenza al cosiddetto “arco costituzionale”. La DC fu il partito di centro per eccellenza e il suo posizionamento non fu mai messo in discussione.
Sì, ma si alleò con la sinistra e quindi il suo posizionamento non era così autenticamente centrista. Questo si potrebbe obiettare, e si sbaglierebbe. Questa obiezione sarebbe infatti figlia di un equivoco che si è consolidato nel tempo.
Da tempo, infatti, si confondono i due piani: quello del posizionamento e quello delle alleanze. Il primo piano, quello del posizionamento, testimonia un afflato culturale, valoriale e ideologico; il secondo piano, quello delle alleanze, costituisce invece un elemento squisitamente strategico. La stessa DC, infatti, definì un quadro di alleanze con la sinistra, senza che ciò mettesse in discussione il proprio posizionamento centrista. Le ragioni di questa scelta furono del tutto strategiche, riferite al momento storico e al contesto geopolitico del tempo.
A politici di razza come fu Francesco Cossiga, la distinzione dei due piani era chiarissima, tanto che, esauritasi l’esperienza della DC, di fronte al nascente bipolarismo, si augurò che il termine centrosinistra si continuasse a scrivere col trattino: centro-sinistra. Molti considerarono bizzarra la sua osservazione, una sorta di capriccio intellettuale, ma non lo era affatto, perché quel trattino sta a indicare un’alleanza fra forze diverse con posizionamenti diversi, uno di centro, l’altro di sinistra. L’assenza del trattino indica invece un campo composto da forze che condividono il medesimo posizionamento.
Quando, a metà degli anni ’90, Silvio Berlusconi diede vita a Forza Italia, aveva in mente un partito europeista di centro, nel solco dell’esperienza liberal-socialista di Bettino Craxi. Il posizionamento centrista di Forza Italia era testimoniato in modo evidente da tutta la comunicazione del partito: un partito posizionato al centro che, per ragioni strategiche, si allea con i partiti di destra.
Poi, nel tempo, le ragioni dell’alleanza hanno preso il sopravvento sull’identità centrista del partito e anche Forza Italia ha ceduto all’equivoco e, abbandonando il trattino, ha preso a definirsi una forza “di centrodestra”, procurando una progressiva emorragia di consensi e dando oltretutto fiato a chi nella sinistra, con vezzo alle mie orecchie insopportabile, per indicare la destra ha preso a utilizzare la forma plurale: le destre.
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Oggi, su iniziativa, a quanto sembra, di Marina Berlusconi, si parla di rinnovamento di Forza Italia e la sostituzione di Gasparri con Stefania Craxi qualcosa di politico ci racconta. Ciò ci potrebbe indurre a immaginare la riscoperta da parte del partito della sua ispirazione originaria: un partito posizionato al centro che, per ragioni strategiche, si allea con i partiti di destra.
Ma oggi continuano a valere le ragioni strategiche di un’alleanza con la destra? Direi più che mai. L’epoca del patto fra mondo politico cattolico e mondo politico comunista va scavallata, oggi è più urgente di ieri, ma per farlo è indispensabile una presenza liberale, autenticamente centrista, molto rilevante. Il rinnovamento di Forza Italia non può che prendere spunto dalla rivendicazione del suo posizionamento centrista originario.
Se Forza Italia, rinnovandosi, sceglierà questa via, i partiti dell’area cosiddetta liberaldemocratica non potranno far finta di niente e dovranno interrogarsi sul da farsi. Ma attenzione: anche i partiti di Calenda e Marattin sono vittime dell’equivoco e confondono il piano ideologico del posizionamento con quello strategico delle alleanze.
Sono convinti che l’equidistanza culturale, valoriale e ideologica da destra e sinistra impedisca ogni alleanza, pena la contaminazione dell’identità. Spero di aver chiarito quanto invece non sia affatto così e sia necessario distinguere i due piani, quello del posizionamento e quello delle alleanze.
Mentre Forza Italia è chiamata a una rinnovata definizione del proprio posizionamento, i partiti di Calenda e Marattin devono sbarazzarsi di un vero e proprio tabù e iniziare a ragionare sul tema delle alleanze con atteggiamento laico, sulla base di considerazioni storiche e geopolitiche, abbandonando vincoli, credenze e vecchie zavorre.
Se questi partiti, da Forza Italia ad Azione, sapranno davvero mettersi in discussione, ognuno per quel che gli compete, si abiliteranno nuove prospettive e nuove possibili soluzioni e si potrà finalmente dare vita a un centro politico degno di questo nome.

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1 ha pensato a “A volte basta un trattino: il Centro in Italia tra alleanze e posizionamenti”