Lo Speaker del Congresso Mike Johnson non finisce di stupire. Dopo avere bloccato per mesi il pacchetto di aiuti per Ucraina e Israele, non solo lo porta al voto sabato 20 aprile, ma con una mossa a sorpresa, inserisce al suo interno anche il Mahsa Amini Human Rights and Security Accountability Act (Mahsa Act).
Il disegno di legge del Mahsa Act (HR589), che colpisce direttamente con sanzioni la leadership della Repubblica islamica, era passato al Congresso a dicembre 2023 per essere poi bloccato alla commissione delle relazioni estere del Senato dal senatore democratico Ben Cardin.
Il 16 aprile, all’indomani dell’attacco di Teheran contro Israele, i democratici hanno fatto passare in Senato una versione annacquata del Mahsa Act (S2626) che sarebbe poi dovuta tornare al Congresso. Tra le modifiche, la più rilevante è stata l’inserimento delle parole “on or after” (da ora in poi), che – a giudizio dei promotori – minano la natura stessa di un disegno di legge nato per punire il regime per le repressioni seguite alle proteste del 2022 in Iran scaturite dall’uccisione di Mahsa Amini.
Johnson ha ignorato la versione edulcorata e ha invece inserito la versione originale del Mahsa Act (HR589) nel pacchetto di aiuti a Kiev e Tel Aviv già approvato dal Senato. In sostanza, scavalca i senatori democratici e porta al voto un disegno di legge che rappresenta un endorsement del movimento Donna, Vita, Libertà mettendo i democratici davanti ad un aut aut: niente aiuti a Kiev senza una presa di posizione contro il regime islamico.
Sebbene difficilmente le sanzioni possano avere un impatto reale contro la leadership islamica (gran parte dei loro beni sono fuori portata degli USA), il valore del Mahsa Act è simbolico in quanto scinde concettualmente il paese dalla sua leadership; l'”Iran” dai “vertici islamici”. Se passasse, si tratterebbe del riconoscimento di uno scorporamento tra “Iran” e “Repubblica islamica”. È un passo che le forze anti-regime chiedono da tempo, opposte all’uso del nome del paese “Iran” in riferimento alla destabilizzazione del Medio Oriente e all’antisionismo, promosse da una leadership (la “Repubblica Islamica”) invisa alla stragrande maggioranza degli iraniani, che sono le prime vittime del regime.
In breve, per approvare gli aiuti a Kiev e Tel Aviv, i repubblicani chiedono ai democratici la fine della politica “soft” nei confronti della Repubblica islamica ed un endorsement delle rivendicazioni della popolazione iraniana.
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In tutta sincerità non comprendo perchè i Dem siano così teneri nei confronti dell’IRAN.
Lasciare l’iniziativa ai Rep su questo tema mi sembra un assist a Trump che francamente avrei evitato.
Grazie cmq dell’aggiornamento, Alessandra, a presto.
Riccardo
La questione parte da lontano, parte con Carter. Oggi è aggravata dall’influenza di lobby islamiche e un’estrema sinistra anti occidentalista sempre più potente che esercita pressioni.
Certo che sono regali a Trump, purtroppo.
Interessantissimo. Grazie dell’informazione.