

Con un comunicato stampa congiunto il procuratore della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e il procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Genova hanno ritenuto di dare notizia di certe indagini e di certe misure cautelari nei confronti di alcune persone indagate per ipotesi di finanziamento illecito in favore di organizzazioni terroristiche palestinesi.
Con questo comunicato, che è a metà tra un mattinale di polizia e un manifesto politico (o meglio: che è insieme un mattinale di polizia e un manifesto politico), la Direzione Nazionale Antimafia e la Procura della Repubblica di Genova, dopo aver dato in pasto al pubblico i nomi degli indagati, si sono abbandonate a divagazioni sul fatto che l’indagine in ogni caso non “toglie rilievo” – cito testualmente – ai “crimini commessi ai danni della popolazione palestinese successivamente al 7 ottobre 2023 nel corso delle operazioni intraprese dal Governo di Israele”.
Ora, credo di aver letto non pochi commenti, non poche considerazioni, non poche accuse circa il fatto che quel comunicato, in modo del tutto improprio, ma io direi in modo sostanzialmente eversivo, si sia appunto lasciato andare a spropositi sui presunti crimini israeliani, che ovviamente nulla hanno a che fare con quell’indagine. E su questo verrò tra poco.
Ma quel comunicato, oltre che imperversare in quel modo smodato e appunto eversivo su quella questione, cioè i presunti crimini israeliani, mette alla berlina quel gruppo di indagati, cioè soggetti che fino a prova contraria debbono essere destinatari delle attenzioni di giustizia in un’aula di giustizia e non nei comunicati dell’Antimafia e dei pubblici ministeri. In un’aula di giustizia e non sui giornali. In un’aula di giustizia e con il conforto – presidiato costituzionalmente – del diritto di difesa.
Nel momento in cui quelle persone, come qualunque persona indagata, sono sottoposte alla pretesa inquirente e punitiva dello Stato, in quel momento quelle persone diventano la parte debole, la parte da difendere.
Non perché hanno ragione. Non perché sono innocenti. Ma perché sono sottoposte a quella pretesa inquisitoria e punitiva del potere pubblico.
Quel comunicato dell’Antimafia e della Procura della Repubblica di Genova ha la sfrontatezza di esordire facendo “salva la presunzione di innocenza”, come se fosse una concessione di quei due uffici che si rivolgono alle agenzie di stampa. E mentre fanno salva la presunzione di innocenza mettono alla berlina gli indagati.
Ma poi c’è l’altro tratto di questo comunicato, che in realtà è l’altra faccia della stessa medaglia viziata, l’altra faccia della stessa divisa eversiva. E cioè appunto quel riferimento al fatto che l’indagine a carico di questa gente non toglierebbe “rilievo” ai “crimini” commessi da Israele.
Ecco, a parte il fatto che evidentemente questi presunti crimini nulla c’entrano con l’indagine in corso, il comunicato dell’Antimafia e della Procura della Repubblica di Genova si squaderna in tutta la propria intollerabile sciatteria quando aggiunge che per quei presunti crimini “si attende il giudizio da parte della Corte Penale Internazionale”.
Aprire bene le orecchie: quella in corso presso la Corte Penale Internazionale è una indagine, una semplice indagine, e i “crimini” non sono “commessi”, come lascia intendere e anzi apertamente dichiara questo volgare manifesto politico dell’Antimafia e della Procura della Repubblica ligure.
Siamo al tracollo – temibilmente irrimediabile – dello Stato di diritto se vicende come queste sono lasciate correre. E attenzione: le si lascia correre proprio se non si tengono insieme le due cose, vale a dire il doppio scandalo di una iniziativa di fonte giudiziaria che mentre vilipende il diritto alla difesa degli indagati si abbandona a divagazioni politico-ideologiche su questioni che non c’entrano e, per soprammercato, lo fa dicendo pericolose fesserie su un’altra indagine in corso.
Perché succede tutto questo? Perché si è lasciato alla magistratura di assumere la veste, il ruolo, il compito di sistemazione dell’ordinamento sociale, mentre il ruolo della magistratura dovrebbe essere solo di applicare la legge. Il risultato è questo. La violazione dei diritti degli indagati e il volantinaggio di manifesti ideologici sulla guerra di Gaza. Il tutto, ricomposto nello strapotere di una giurisdizione fuori controllo.
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