Nell’era del bipolarismo sfrenato, occorre tirarsi fuori dalla mischia per comprendere i fenomeni perché la tendenza di entrambi gli schieramenti di fare sistematicamente di ogni erba un fascio genera una cacofonia di piazza nella quale il cittadino neutrale o moderatamente orientato non capisce più nulla.
Ecco allora che nel mezzo di questa confusione, al fondo di quel calderone in cui ci si infila di tutto. Così oggi abbiamo chi demonizza il femminismo perché ne fa un tutt’uno con il transfemminismo e chi demonizza l’arcobaleno perché lo vede come un simbolo queer e woke, non avendo affatto capito che sta accomunando insieme cose lontane le une dalle altre come il giorno dalla notte.
Si è persa, in sostanza la conoscenza dei fenomeni, non ne si conoscono le origini e le differenze; sfugge la comprensione del pensiero che anima le diverse tendenze.
Gli artefici di questo pastone, dove sono stati messi insieme capre e cavoli, sono due estremismi che si presentano antitetici ma che contengono alla loro base la medesima intolleranza verso le differenze.
All’estrema destra, troviamo l’omofobia xenofoba ultraconservatrice, con la sua di società “Dio, Patria e Famiglia”; quel mondo dove gli omosessuali non rappresentano la normalità, e dove l’idea d’italianità è strettamente caucasica; quel mondo che non esiste più ma che si vorrebbe ripristinare, dove il “normale” è quello sancito tanto quanto dall’etica cristiana quanto dalla volontà di essere circondarti esclusivamente da ciò che ci assomiglia.
All’estrema sinistra invece, troviamo la frammentazione ad un particolarismo che degenera paradossalmente proprio nell’omologazione. Un mondo in cui la fluidità universale si fa negazione stessa della differenza; quella realtà nella quale “diverso” si fa sinonimo di adesione ideologica, tanto da poter essere semplicemente tradotto in un “come noi”. Anche qui dunque, anche se dall’opposta direzione, si giunge a quella medesima volontà di essere circondarti esclusivamente da ciò che ci assomiglia. In questo caso, per assomigliare agli altri, devi essere diverso, fluido, queer, e poi anche anti-capitalista, anti-globalista, pro-palestina e un eco warrior.
Gli estremismi si alimentano a vicenda perché il secondo, appropriandosi di simboli tradizionali come quelli dei movimenti per i diritti delle donne e degli omosessuali e promuovendo teorie la cui messa in discussione (per i motivi appena spiegati) è considerata eresia transfobica, ha fornito un’arma alla destra per fare tabula rasa di tutti i movimenti per i diritti. Quale migliore strumento per colpire l’opposizione di un dogmatismo esasperato che porta ad esecrare chi non la pensa come te? Sei contrario alle transizioni mediche di adolescenti? Sei transfobo. Credi che l’immigrazione vada regolamentata? Sei xenofobo. Credi nel libero mercato? Sei un fascio-capitalista. Difendi Israele? Sei il complice di un genocidio. Non si argomenta, si condanna inesorabilmente con toni lapidari da Santa Inquisizione. E l’estrema destra, naturalmente, come un avvoltoio, banchetta sul cadavere della libertà di pensiero.
E chi ci rimette in questo?
Naturalmente ci rimettono tutti quei movimenti che per anni si sono battuti per i diritti. Ci rimettono le donne che ora quando cercano di mettere sul piatto problemi esistenti (date un’occhiata ai dati sul reddito e scoprirete che la parità è una chimera) vengono prese per fanatiche. Chi scrive è appena tornata in Italia dal Regno Unito e al di là delle due leader di partito donne e le presentatrici di telegiornali in vetrina, quella italiana è una realtà arretrata di decenni non solo a livello di posizioni dirigenziali ma anche di coinvolgimento nella politica, nell’informazione, nella comunicazione e più in generale nella vita del paese. A meno di non essere ad un circolo di lettura, se siete donne, vi troverete spesso ad essere le uniche in sala.
Ci rimettono gli omosessuali che ora se sventolano una bandiera arcobaleno vengono tacciati per lobbisti di sette sovversive che vogliono corrompere la gioventù, anche se con la teoria gender non hanno nulla a che vedere, anzi ne sono la negazione vivente. Anni di lotte andate in fumo. Accomunati alla dittatura del pensiero unico, vengono silenziati dagli oppositori del pensiero unico, perché il rossobrunismo è questo: è quando estrema destra ed estrema sinistra, pur operando in modo antitetico, raggiungono gli stessi fini: impedire un pensiero critico per imporre la propria visione e mettere a tacere chi non è d’accordo, soprattutto se non condivide né gli uni né gli altri. Così o sei con o sei contro, oppure devi sparire. Non puoi esistere. “Il centro non esiste”, ti scrivono.
Ma tu sei quella persona che vede l’arcobaleno come un simbolo che celebra la differenza tra gli individui. Sei quella persona che vede le differenze come la base dell’umanità e non accetta omologazioni né da destra né da sinistra.
Ci sei, esisti, e non hai voglia di essere messa a tacere.
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