
Brest-Litovsk, Bielorussia, 6 gennaio 2035.
In una fumosa stanza della sede locale del KGB, Pete Hegseth, segretario della difesa americano e Dimitri Peskov, portavoce del Cremlino si stringono la mano, hanno appena vergato un patto segreto di non belligeranza e mutua assistenza che divide l’Europa in due sfere di influenza. Il patto Hegseth-Peskov cambierà per sempre le sorti del continente.
Mar-a-Lago, 15 febbraio 2035.
Barron Trump, Presidente degli Stati Uniti, siede solitario dietro la massiccia scrivania in stile Luigi XVI della sua residenza. Nella penombra ovattata dell’ufficio, riaggancia lentamente la cornetta del telefono concludendo una breve conversazione; all’altro capo della linea, Vladimir Putin. Il suo sguardo è glaciale, il silenzio che lo avvolge cupo e sinistro.
La sua ascesa al potere è stata fulminea ed è seguita alla morte di suo padre Donald, avvenuta in circostanze oscure e mai chiarite. Da anni, l’America è un’autarchia illiberale e distopica, soffocata sotto il giogo del movimento MAGA, ormai trasfigurato in una macchina di controllo spietata e onnipresente. Il sogno americano si è dissolto, lasciando spazio a un incubo senza fine.
Nel 2027, l’Ucraina, abbandonata dagli Stati Uniti e da un’Europa paralizzata da paura e rimorsi, ormai ridotta a un cumulo di macerie e con un milione di morti, aveva infine capitolato. I carri armati russi erano entrati a Kiev, mentre Volodymyr Zelensky, solo e tradito, veniva assassinato. Al suo posto, Mosca aveva instaurato un governo fantoccio, guidato dall’oligarca Roman Abramovich, fedele amico e sodale di Vladimir Putin.
Il despota del Cremlino, nonostante gli acciacchi, continua a tenere saldamente le redini del potere in una Russia che senza più sanzioni ha ripreso a vendere gas e petrolio. Il paese è ridotto in miseria, ma gli arsenali sono colmi, le testate nucleari tirate a lucido e stipate nei profondi silos della Siberia. Il suo progetto Nova Rossija, mai abbandonato, non aspetta altro che un’occasione, magari preparata ad arte, magari preparata meglio di quel lontano 24 febbraio 2022, per ripartire.
A Berlino, Parigi e Londra, la vita scorre apparentemente tranquilla, la crisi ucraina e il tradimento americano sono solo dolorosi e sbiaditi ricordi. Il sogno di creare gli Stati Uniti d’Europa è definitivamente morto, vittima dei sovranismi e degli egoismi delle cancellerie europee e l’idea di un esercito comune si è dissolta come neve al sole. Gli investimenti nella difesa sono ridotti al minimo e gli europei accecati dall’illusione che nulla potrà mai accadere, nell’ipocrita convinzione che la pace sia eterna, ignorano i segnali di un disastro imminente.
22 febbraio 2035
È una fredda mattina a Belgrado, il termometro segna due gradi sotto lo zero. A Palata Srbije sede della presidenza, Alexandar Vucic esce da una riunione straordinaria con il suo stato maggiore. L’ordine è perentorio: una divisione dell’esercito serbo invade il Kosovo e punta su Pristina. L’orrore della pulizia etnica si abbatte di nuovo sull’Europa.
Putin, rivolgendosi con tono grave e solenne alla nazione slava, dichiara che ogni intervento contro la “sorella Serbia” sarà considerato un atto ostile. Un milione di truppe corazzate viene schierata lungo i confini baltici, polacco e ceco. L’Ungheria di Orban proclama la sua neutralità.
A Bruxelles, si susseguono convulse riunioni. Varsavia chiede protezione, Berlino, che ha ripreso a pompare gas dal NordStream 2, esita ad inviare truppe, mentre Roma auspica una soluzione diplomatica. Londra rompe gli indugi, seguita da Parigi; si mobilitano le truppe mentre la flotta francese salpa da Tolone e quella britannica da Southampton alla volta dell’Adriatico. La Russia non attende oltre e con slancio impetuoso invade i Paesi Baltici, la Polonia e la Repubblica Ceca. A Istanbul, Erdogan si schiera con la Gran Bretagna e la Francia per difendere le minoranze musulmane dei balcani.
L’Italia, la Croazia e la Grecia non possono più restare a guardare: Roma viene trascinata nel conflitto, così come la Germania. Gli americani di contro, osservano da lontano, immobili, in attesa del giusto momento.
Putin ordina il lancio. Un Sarmat R28 dotato di testata nucleare a bassa intensità viene lanciato da un sottomarino nucleare classe Kursk dal Mar Nero. Un lampo spettrale squarcia il cielo di Sarajevo, seguito da un boato che congela il tempo. La testata nucleare a bassa intensità colpisce il cuore della città, trasformandola in cenere e silenzio.
In estremo oriente, con un’azione coordinata col suo alleato, Kim Jong Un, approfittando del caos, a capo di due divisioni attraversa il 48° parallelo, direzione Seoul.
Trump ordina lo sbarco della US Navy sulle spiagge dell’Algarve con l’aviazione a piante la strada. Con una manovra a tenaglia, raggiunge Madrid in pochi giorni. I Marines issano la bandiera a stelle e strisce a Plaza Mayor.
L’impensabile è di nuovo realtà, la terza guerra mondiale è servita. L’Europa viene sconvolta dopo 90 anni da un conflitto fratricida che produrrà milioni di morti.
Paura eh?
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Sembra l’incipit di un romanzo mai scritto (ma che ricorda molto Kondor!!) del compianto e, a me, tanto caro Alan D. Altieri (al secolo Sergio Altieri). Speriamo che resti un esercizio di narrativa breve ma….
Grazie mille per i complimenti, in effetti potrebbe essere l’ossatura base di un fanta thriller. Ho amato molto da ragazzo Forsyth, Ludlum e Le Carrè. Bisogna condire la storia con un eroe senza macchia che sventa la fine del mondo, un cattivissimo che cerca di eliminarlo e poi ci siamo.
Si tanta….e tanta rabbia