

Negli ultimi quindici anni una parte della pubblicistica revisionista, riconducibile al legittimismo neoborbonico, al cattolicesimo integralista e a istanze secessioniste che richiamano una matrice filoleghista, ha cercato di delegittimare lo Stato unitario e il processo di unificazione nazionale.
Questa narrazione ha trovato spazio soprattutto nei circuiti mediatici e digitali, dove si è diffusa l’idea che la storiografia accademica abbia volutamente occultato una presunta “vera storia”, affidata invece a ricostruzioni spesso prive di adeguato fondamento scientifico. In tale contesto, l’afflato neoborbonico ha conosciuto una fase di visibilità pubblica, talora sconfinata in iniziative folkloriche, anche se oggi appare in larga misura ridimensionato.
Parallelamente, la ricerca storica sul Risorgimento e sulla Questione meridionale ha registrato un significativo avanzamento. Tra i risultati più rilevanti si colloca il volume “Il plebiscito del 1860. Unificazione, legittimazione, reazione nel Mezzogiorno e in Sicilia”, Edizione Rubbettino, 2025, curato da Carmine Pinto, ordinario di Storia contemporanea all’Università di Salerno, che ha coordinato il lavoro di ventidue studiosi. Pinto è noto al pubblico per La guerra per il Mezzogiorno (Laterza, 2019), uno studio sul brigantaggio postunitario che ha contribuito a chiarire diversi equivoci interpretativi.
Il nuovo volume affronta invece il nodo del plebiscito del 21 ottobre 1860 in Sicilia, in Calabria e nelle province napoletane, momento decisivo per la legittimazione del processo unitario. Attraverso un’ampia documentazione archivistica, gli autori ricostruiscono la partecipazione popolare al voto, che avvenne con suffragio universale maschile. Il plebiscito seguì l’impresa dei Mille e l’ampio coinvolgimento di settori della società meridionale nell’iniziativa garibaldina. Il risultato sancì il passaggio da una monarchia assoluta a una monarchia costituzionale sotto Vittorio Emanuele II, con la sostituzione dinastica dei Borbone con i Savoia.
Il volume invita a evitare letture anacronistiche. Il voto fu pubblico e palese, secondo le pratiche politiche del tempo, e risentì dell’influenza delle reti dei notabili locali, elemento strutturale della società meridionale ottocentesca. Ciò non impedisce di riconoscere la portata politica dell’evento. Il tentativo di boicottaggio da parte dei legittimisti non produsse effetti significativi; ampi settori della classe dirigente meridionale avevano già preso le distanze dal regime borbonico, che negli anni precedenti aveva mostrato ostilità verso istituti rappresentativi e culture liberali.
Il plebiscito consentì di fatto l’ingresso di Vittorio Emanuele II a Napoli il 7 novembre 1860 e conferì una base di legittimazione popolare al nuovo assetto istituzionale. La ricerca coordinata da Pinto evidenzia come, pur tra mille contraddizioni e tensioni, il processo di unificazione trovò nel voto uno strumento decisivo di consacrazione politica.
Ne emerge un’opera ampia e solida, fondata su fonti rigorosamente analizzate e su un confronto serrato con la storiografia. Il volume offre al lettore strumenti utili per comprendere un passaggio cruciale della storia nazionale, sottraendolo tanto alle semplificazioni polemiche quanto alle mitizzazioni identitarie. In un dibattito pubblico spesso dominato da ricostruzioni ideologiche e disinformative, questo lavoro rappresenta un contributo equilibrato e fondato sul metodo storico.


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