di Marco SETACCIOLI
Se sia Alzheimer o malafede lo lascio giudicare a chi legge. Fatto sta in quel “No, caro Pd, il 7 febbraio noi non ci saremo” che fa da incipit ad un lungo post con il quale @GiuseppeConteIT annuncia di voler disertare la manifestazione promossa da @ellyesse alla RAI per la libertà di stampa, è il suggello di un delirio che non conosce più confini. Perché in quel post, l’avvocato del popolo, nel denunciare l’ingerenza della politica negli affari della tv di stato, accusando sostanzialmente la segretaria del Pd di ipocrisia, sembra quasi volersi chiamare fuori dalla schiera di quelli che hanno partecipato in questi anni alla sistematica lottizzazione dell’azienda pubblica. Forse però dimentica che anche quando era lui Presidente del Consiglio, il governo aveva fatto le sue nomine, individuando i membri del CdA in base al partito di appartenenza e che a luglio del 2018 il M5S indicò Beatrice Coletti come proprio rappresentante nel Consiglio, dopo aver fatto addirittura una votazione online. Tre anni più tardi, nel 2021, al nuovo giro di nomine, i grillini piazzavano invece Alessandro Di Majo (originariamente escluso dai membri della Commissione di Vigilanza in quota M5S, ma alla fine ripescato proprio perché amico di Conte), salvo poi, nel novembre dello stesso anno protestare per le nomine dei direttori dei TG. Proteste non per lamentare l’occupazione di poltrone, sia chiaro, ma per il fatto che il Movimento 5 Stelle da quelle nomine era rimasto escluso. Nell’ottobre 2023, dulcis in fundo, il M5S si smarca dall’opposizione e vota con la maggioranza il nuovo contratto di servizio della RAI in Commissione di Vigilanza (presieduta peraltro dalla grillina Barbara Floridia), in cambio di nomine di peso come quelle di Giuseppe Carboni a RAI Parlamento, Simona Sala a Radio2, Adriano De Maio alla direzione Cinema e Serie TV e Claudia Mazzola alla presidenza di RaiCom, oltre ad una trasmissione per Luisella Costamagna (che Conte voleva originariamente candidare alla Presidenza della Regione Lazio). Una vera abbuffata, insomma, alla quale il M5S ha partecipato senza un filo di vergogna e che in un mondo normale avrebbe dovuto indurre il leader ad un atteggiamento quanto meno cauto sull’argomento. Suggerimenti che non valgono però per il clan dei 5 Stelle. Perché nell’universo parallelo di Giuseppe Conte le poltrone fanno schifo solo quando le occupano gli altri.
Scopri di più da InOltre
Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.
